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«La fotografia è stupore, la moda è esprimere ciò che si è». Palin parla con Manuel Bifari, fotografo  - Palin Web Magazine

 Palin parla con Manuel Bifari, ‘The italian (golden) guy who takes the pictures with the orange tones’. Un viaggio nella fotografia e nella moda attraverso le parole di un fotografo di moda inserito nella lista di Forbes dei 100 NUMBER ONE.

L’alta moda è una realtà frenetica e sfaccettata, molto complessa sotto la copertina patinata. Se poi quella realtà sei chiamato a raccontarla quotidianamente attraverso le immagini, e se sei considerato il più bravo a farlo, devi essere pronto a reggere dei ritmi forsennati.

Non è solo un lavoro, però: è una forma d’arte. Perché moda e fotografia possono creare la simbiosi perfetta per esprimere un’identità, mille identità.

A raccontarcelo meglio è Manuel Bifari, fotografo di alta moda che Forbes ha inserito nella lista dei 100 NUMBER ONE. L’Italia dei giovani leader del futuro 2021, con scatti ricondivisi da nomi come Irina Shayk e Emily Ratajkowski sui loro profili Instagram. Classe 1994, nato in Abruzzo ma emigrato a Milano, città del suo cuore che lo ha adottato, Bifari è anche co-fondatore di ME Productions, testimonial e personalità influente sui social, con più di 60.000 followers.

Daniele Costantini lo ha incontrato per noi. 

Manuel, come definiresti la fotografia in una frase?

Per me la fotografia è stupore. Quello che cerco sempre con una foto è di stupire lo spettatore. Prima ancora, però, uno scatto deve stupire me, se mi fa dire ‘Wow!’ va bene, altrimenti non riesco ad offrirlo al mio pubblico. 

E la moda?

La moda è esprimere quel che si è, perché in fondo racchiude in sé tutto, dall’arte alla musica, e le dinamiche sono le stesse. È tutto ciò in cui ti ritrovi e che vuoi comunicare. 

 In fondo è un po’ un appartenere a tutto e nello stesso tempo non appartenere a nulla: libertà di essere qualunque cosa in ogni momento? 

Sì, per me è esattamente questo.

Potremmo quindi dire che fotografia e moda siano strettamente legate – perché lo esprimono – al concetto di identità personale?

Totalmente.

Tu vieni da Penne, un paese dell’entroterra abruzzese. Qual è stato il tuo percorso?

Ho trascorso l’infanzia e l’adolescenza a Penne e lì ho frequentato i primi anni di scuola superiore, poi mi sono spostato in un liceo artistico di Pescara per terminare gli studi, e nel frattempo ho cominciato a sviluppare il mio forte interesse per la fotografia. Appena ottenuto il diploma, poi, mi sono trasferito subito a Milano dove mi sono iscritto ad un’accademia di fotografia che però ho frequentato solo per un anno, perché mi annoiava. Mi annoiava perché insegnavano cose che io avevo già imparato sperimentando a casa, da solo. Per me non era niente di nuovo, così mi son detto ‘vado per la mia strada’ e mi sono buttato nel mondo del lavoro.

Credi che se fossi rimasto a Penne, o comunque in Abruzzo, saresti ugualmente riuscito a costruire la carriera che hai costruito?

No, assolutamente, ma così come non ci sarei riuscito, probabilmente, in nessun’altra città che non fosse Milano. Qui c’è una gran quantità di opportunità, nel mio mondo e non solo; è una città che offre tantissimo se sei bravo a cogliere le occasioni. Nel mio caso a guidarmi è stato più che altro l’intuito, oltre che l’amore che già nutrivo per questa città dopo averla visitata (pensa) una sola volta! All’inizio è stata dura, in un giorno facevo sei o sette show, sfilate che si svolgevano tutte in posti diversi, e poi la sera partecipavo agli eventi che finivano tardissimo; delle cose davvero folli! 

Mi viene in mente che il tuo percorso è stato molto ‘in tempo’, cioè hai fatto ogni cosa esattamente quando andava fatta, e tutta quella gavetta ti ha permesso di essere dove sei ora, a quest’età.

La cosa che dico sempre, infatti, è che la mia fortuna è stata quella di essermi accorto prestissimo di quello che volevo fare. Poi ho fatto molta gavetta, ma già a vent’anni ho cominciato a lavorare più seriamente e ho aperto la mia Partita Iva. 

È stata una scelta coraggiosa, comunque, quella di investire su te stesso.

Sì, se ci ripenso adesso non mi spiego come mi sia venuto in mente. Penso spesso che se avessi proseguito in Accademia magari sarei finito a fare tutt’altro. 

Forbes ti ha inserito nella lista dei migliori giovani talenti italiani Under 30. Cosa hai provato? Ti ha cambiato un po’ la vita, o il lavoro? 

Non me lo aspettavo minimamente. Ho sempre guardato quella lista come un obiettivo troppo lontano da raggiungere. E in più io non ne sapevo nulla, non avevano contattato né me né le persone a me vicine. Mi ha scritto una giornalista proprio a ridosso dell’uscita del numero dicendomi che ero stato inserito, e tra me e me ho pensato ‘sarà un’altra lista, non può essere quella lì’. Ero talmente incredulo che sono andato subito in edicola, ma nella rivista non ho trovato nulla e ho pensato di aver frainteso tutto, per poi scoprire che avevo preso il numero vecchio e che quello giusto sarebbe uscito il giorno dopo! 
Mi ha fatto veramente piacere esserci, anche perché sono in mezzo a nomi molto importanti.
Dal punto di vista lavorativo ora c’è una richiesta diversa da parte delle aziende, che hanno piacere nel comunicare la nostra collaborazione. Si è innescato qualcosa a livello d’immagine, e in generale è molto utile sul piano psicologico perché è una motivazione in più, come lo sono i commenti che ricevo dalle persone riguardo le mie foto.

Sì, perché tu sei entrato da qualche anno anche in quella categoria esplosa sui social che è quella degli influencer. Ti senti un influencer, o comunque senti di poter influenzare altre persone?

Guarda, potrei anche ritenermi un influencer, ma non a livello commerciale e di vendita; mi ritengo più influente a livello stilistico. Credo cioè che la cosa sulla quale influenzo di più chi mi segue sia lo stile fotografico. Da quando ho un preciso stile personale noto, infatti, come tanti lo emulino e tentino di riprodurlo. 

E questo ti infastidisce o ti gratifica?

Mi gratifica un sacco, sconsiglierei però ad altri fotografi di farlo, perché questo vorrebbe dire non sviluppare una propria identità. Io ricordo che passai una settimana intera a creare un set di colori che potesse replicare quelli di cui mi ero innamorato durante un viaggio, perché mi ero detto ‘voglio che tutte le mie foto mi ricordino quei colori e quel viaggio!’. Solo che non riuscivo a trovare la giusta combinazione e stavo impazzendo! Alla fine ce l’ho fatta, ma ho impiegato anni per trovare la mia identità, perciò quando vedo delle repliche prive di anima mi dico ‘vale davvero la pena costruire un’identità artistica sullo stile di qualcun altro?’
Ad ogni modo, oggi, essere imitato non mi dà fastidio perché è pur sempre il segno che quello che faccio piace agli altri.

In fondo quello che fai è raccontare storie, di qualcuno o qualcosa. Quando lo fai, ti senti più un tramite tra l’oggetto artistico e il pubblico, un veicolo cioè per una storia che esiste già davanti a te, o senti di essere il vero creatore della storia?

Io sento di essere il creatore della storia che racconto, perché in fondo scelgo sempre io come farlo. Sicuramente riporto quello che vedo, ma non come fa, ad esempio, un fotoreporter, bensì mettendo sempre il mio occhio e il mio gusto nel mezzo. 

E cos’è che ti fa capire che un dettaglio, o un momento della realtà, meriti di essere immortalato e raccontato?

Solitamente mi guida l’istinto, e lo stupore, sempre. Se un dettaglio mi stupisce, lo reputo meritevole di essere mostrato agli altri. 

Hai dato anche il via a un altro progetto, ‘ME Productions’. Ce ne parli?

Sì, il progetto nasce nel 2019 insieme alla mia socia Eleonora Proietti (ME è l’acronimo delle nostre iniziali) dalla volontà di creare una casa di produzione che potesse offrire servizi su misura alle aziende. Abbiamo un team di fotografi che ci aiutano, art director, stylist, make-up artist, hair stylist, social media manager, e rispondiamo alle richieste di chi ci chiede aiuto per la creazione di contenuti. Ci occupiamo di tutto noi, dalla ricerca della location per gli shooting all’elaborazione dei contenuti, fino alla gestione della comunicazione. Il primo anno è andato molto bene, poi c’è stato un ovvio calo a causa del Covid, ma per fortuna stiamo ripartendo alla grande con diversi eventi e speriamo di poter continuare così.  

Non posso che augurare a te e al tuo team il meglio per tutti i nuovi progetti! Grazie per il tempo che hai dedicato a Palin e a presto!

Grazie mille a te, mi ha fatto molto piacere! 

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