La storia non va data per scontata, eppure nel XXI secolo l’umanità non ha imparato nulla: movimenti xenofobi e guerre imperversano nel mondo. In Italia vige ancora il mito degli ‘Italiani brava gente’, ma non ha ancora fatto i conti col suo passato coloniale.

La Storia non va mai data per scontata.
Sembra una banalità, eppure ancora oggi, nel XXI secolo, sembra che l’umanità non abbia imparato nulla dal passato. La Seconda Guerra Mondiale si è conclusa settantacinque anni fa, facendo più di cinquanta milioni di vittime tra civili e militari, di cui quasi sei milioni di ebrei nei campi di concentramento. Risale a venticinque anni fa l’altro grande conflitto del XX secolo, quello che ha sconvolto i Balcani e ha causato più di novantamila vittime, di cui più di ottomila musulmani bosniaci di Srebrenica.

Ogni anno celebriamo gli anniversari per ricordare questi morti, ci mettiamo il cuore in pace e poi se ne riparla l’anno dopo. Ma basta un giorno per ricordare i crimini efferati del passato e impararne una lezione? La storia contemporanea, ahimè, dimostra di no. Ancora oggi sono attivi conflitti in Africa, Sud America, Asia, e neppure l’Europa si salva.

Oggi in Italia alcuni movimenti xenofobi e fascistoidi raccolgono consensi: urlano contro lo straniero, negano la pandemia, appoggiano i governi di estrema destra in Europa dell’Est e nelle Americhe. Lo abbiamo visto con il becero assassinio di Willy Montero Duarte, il giovane italiano di origini capoverdiane pestato a sangue, nel tentativo di difendere un amico, da quattro energumeni, che incarnerebbero l’ideale di uomo forte e aggressivo. Eppure, non sono passati molti decenni da quel famoso ventennio che aveva portato l’Italia e il mondo a sprofondare in uno dei capitoli più bui della storia occidentale. Ma la memoria è breve. Quante volte si dice che quando c’era Lui i treni arrivavano in orario, o che si viveva meglio?

Lo storico Francesco Filippi nella sua opera confuta magistralmente i miti che girano attorno al ‘carismatico’ Duce, dandoci il ritratto di un mediocre stratega, uno spietato dittatore che mise fuori legge ogni singolo partito che non fosse fascista; un megalomane che aveva impoverito la popolazione italiana, applicato un regime squadrista del terrore, introdotto leggi razziali, attaccato diverse nazioni nel tentativo di conquistare colonie, e infine portato l’Italia in una drammatica guerra a fianco di un altro sanguinario dittatore.

La stagione coloniale dell’Africa da parte dell’Italia non è stata così idilliaca come si presenta nella memoria collettiva. L’interesse italiano per il continente africano era cominciato, secondo la ricostruzione del maggior storico del colonialismo italiano, Angelo del Boca, già nella seconda metà dell’Ottocento, con le spedizioni scientifiche, ma questo fervore era influenzato dal desiderio del Paese di partecipare nella corsa europea alla spartizione del continente nero, per accaparrarsi i territori lasciati ancora liberi dalle altre potenze europee.
Nel 1876 cominciò la prima grande spedizione verso l’Etiopia, uno dei pochi Stati africani rimasti liberi. I disegni espansionistici furono bloccati per anni dopo la sconfitta nel 1896 dell’esercito italiano ad Adua, dove perirono 4.889 italiani.

Nel 1935 il regime fascista avviò la Campagna d’Etiopia, che durò sette mesi, ma successivamente cominciò la guerriglia delle popolazioni etiopiche, vanificando i progetti italiani di sfruttare le risorse dell’impero. «Costretta alla difensiva, anziché la civiltà, come predicava la propaganda del regime, l’Italia fascista portò in Etiopia il terrore e la pratica del genocidio», scrive Del Boca. Lo storico riporta che nel 1937 il giornalista Ciro Poggiali raccontava che dopo l’attentato a Graziani i civili italiani avevano preso il compito della vendetta con i sistemi dello squadrismo fascista, abbattendosi contro gli indigeni innocenti.

L’immaginario collettivo italiano «respinge ogni tentativo di manomissione e di demitizzazione. Che non accetta, soprattutto, la realtà documentata dei genocidi, delle rappresaglie, dell’uso sistematico dei gas, delle deportazioni, dei campi di concentramento, della segregazione razziale» aggiunge Del Boca. La rimozione delle colpe coloniali e il mancato dibattito in Italia, secondo l’autore, hanno portato alla permanenza di sacche di ignoranza e disinformazione, faticosamente contrastata da una storiografia progressista ritardataria, un dibattito che secondo lo storico doveva svolgersi già negli anni Cinquanta e Sessanta e che avrebbe dovuto coinvolgere tutti gli Italiani.

Le ricerche storiografiche sfatano il mito fascista degli ‘Italiani brava gente’: il colonialismo italiano non è stato ‘diverso’ rispetto a quello francese e inglese, ossia più umano e tollerante come si crede. Tuttavia, oggi più che mai è importante tornare a parlare del passato in prospettiva di un futuro più giusto, perché si rischia di sdoganare la violenza e il menefreghismo di chi crede ancora nel mito ‘dell’uomo forte’ che il Benito avrebbe ‘incarnato’.


Con le proteste del Black Lives Matter partite dagli Stati Uniti e diffusosi in tutto il mondo è stata inaugurata la stagione della rivalutazione dei simboli storici: abbattimento di statue che raffigurano gli ‘eroi’ degli Stati Confederati del Sud che durante la Guerra di secessione americana difendevano il loro ‘diritto’ a mantenere la schiavitù delle popolazioni di origine africana. La protesta è stata ripresa anche in Italia, con l’imbrattamento della statua di Indro Montanelli a Milano. Il gesto è stato giustificato con le vicende personali del giornalista, che raccontò di aver sposato una bambina abissina in epoca fascista chiamandola ‘animalino docile’.

Il confronto con la Storia è necessario e anzi urgente, ma fino a che punto possiamo spingerci? È giusto prendersela con una statua che raffigura un uomo del suo tempo, invece di avviare un processo di rivalutazione e autocritica della storia nazionale?

A Bolzano il monumento alla vittoria raffigurante Mussolini a cavallo corredato della frase «Credere, obbedire, combattere», è stato modificato nel 2017 con la frase di Hannah Arendt: «Nessuno ha il diritto di obbedire», per storicizzare un monumento simbolo del fascismo.

C’è qualcosa di profondamente sbagliato nella ostinazione a omaggiare il Duce come fosse stato un salvatore della patria, dimenticando le atrocità compiute per suo volere. E qualcosa di inquietante si aggira nell’aria quando gli eredi di Mussolini chiedono all’amministrazione comunale di Predappio, dove è sepolto, che la sua cripta sia perennemente aperta al pubblico e che il comune ne garantisca la tutela, perché, scrivono nella lettera riportata da Il Resto del Carlino: «trattandosi di bene privato di palese interesse della collettività comunale e non solo».
Umberto Eco introdusse il suo manualetto sul fascismo con queste preziose parole:

Ritengo sia possibile indicare una lista di caratteristiche tipiche di quello che vorrei chiamare l’‘Ur-Fascismo’, o il ‘fascismo eterno’. L’Ur-Fascismo è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili. Sarebbe così confortevole, per noi, se qualcuno si affacciasse sulla scena del mondo e dicesse: «Voglio riaprire Auschwitz, voglio che le camicie nere sfilino ancora in parata sulle piazze italiane!». Ahimè, la vita non è così facile. L’Ur-Fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle sue nuove forme – ogni giorno, in ogni parte del mondo.

E durante il suo ultimo messaggio in pubblico pronunciato davanti a una platea di studenti in provincia di Arezzo, la senatrice Liliana Segre ha lasciato il testimone ai giovani affinché portino avanti il ricordo del passato. La Storia è la nostra àncora di salvezza. Ora tocca alle nuove generazioni rivalutare il passato italiano per ricostruire delle solide fondamenta.


 Fonti:
Angelo Del Boca, L’Africa nella coscienza degli Italiani, Laterza, 1992
Umberto Eco, Il Fascismo eterno, La Nave di Teseo, 1997
Francesco Filippi, Mussolini ha fatto anche cose buone. Le idiozie che continuano a circolare sul fascismo, Bollati Boringhieri, 2019
https://www.atlanteguerre.it/ 
https://www.youtube.com/watch?v=zV16E0MK9bA 
https://www.ecodelnulla.it/dieci-fotografie-fedeli-dellitalia-coloniale 
https://www.corriere.it/buone-notizie/20_ottobre_09/liliana-segre-ragazzi-siete-fortissimi-l-ultimo-messaggio-testimone-shoah-0bc9fc30-0a16-11eb-86ad-2b1b791a9e6a.shtml 
https://www.ilrestodelcarlino.it/forl%C3%AC/cronaca/cripta-mussolini-predappio-1.5368792 

 

 

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