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Non accettazione, insubordinazione, disobbedienza - Palin Web Magazine

Cos’è successo il 20 luglio 2001 durante il G8 a Genova? E perché soprattutto? Questo resoconto di quello che alcuni hanno definito un disastro annunciato vuole ricostruire brevemente i fatti di quel pomeriggio maledetto.

Genova, venerdì 20 luglio 2001.
«Mondelli, Mondelli, dal centro operativo. Rispondimi!» – Avanti da gamma 11, in ascolto. – «Mario una cortesia: devi andare, veloce però, in piazza Giusti. C’è un gruppo di un migliaio di anarchici che stanno sfasciando tutto. Però devi fare subito perché sta scendendo da corso Gastaldi un altro corteo». E poco dopo, contrordine: «Dottor Mondelli! Dottor Mondelli! Prosegua per Marassi!»[1]

È la centrale operativa della questura di Genova che chiede al primo dirigente della polizia di Stato Mario Mondelli di prendere la compagnia di carabinieri che sta sotto la sua responsabilità e di correre in piazza Giusti, perché c’è un gruppo di black block che sta distruggendo tutto. È la compagnia alpha del contingente di contenimento intervento risolutivo dei carabinieri formata apposta per il G8 e comandata dal capitano Antonio Bruno. Sono 200 uomini, 19 blindati, 4 auto e 2 Defender. Si tratta di uomini addestrati con esperienze di missioni in guerra, in Bosnia, in Kosovo e in Somalia; tra questi parà Tuscania e teste di cuoio dei GIS e dei ROS. Era lecito quindi presupporre da parte della polizia, che nell’ordine pubblico ha il comando sulle operazioni di intervento, una certa professionalità di questi reparti abituati a gestire situazioni di stress eccessivo, pericolo e piazze cittadine ribollenti di tensione. Ma sono proprio i carabinieri quel giorno a provocare un disastro: caricano un corteo autorizzato, gli lanciano addosso i blindati a folle velocità come non si vedeva dagli scontri negli anni di piombo e uccidono un manifestante.

NO! NO! Stanno caricando le tute bianche porco Giuda! Loro dovevano andare al carcere di Marassi!

È l’urlo di un funzionario di polizia dalla sala operativa. Comincia quello che parve a molti un appuntamento col destino. Quello delle tute bianche[2] è il corteo organizzato dal Genova Social Forum e autorizzato dalla questura della cosiddetta disobbedienza civile. Si tratta di poco più di 15.000 persone, partite dallo stadio Carlini, con arrivo previsto a Piazza delle Americhe dove termina l’autorizzazione. Il proposito del corteo, espresso più volte dai suoi portavoce, è quello di voler violare la zona rossa che si trova a ridosso della piazza nel punto di arrivo previsto. I manifestanti si sono preparati a possibili scontri con le forze dell’ordine. Sono equipaggiati con caschi, scudi di plexiglas, gommepiume e bottigliette di plastica legate intorno al corpo per attutire i colpi dei manganelli. L’accordo con la questura prevede un’azione dimostrativa, con i due schieramenti che si fronteggiano e la zona rossa che viene violata solo simbolicamente. Ma non andrà così.

Alle 14.30 del pomeriggio il corteo delle tute bianche è arrivato in via Tolemaide. I carabinieri comandati da Mondelli scendono dai blindati e si schierano all’incrocio tra via Invrea e Corso Torino, eppure gli ordini della questura sono chiarissimi; bisogna proseguire per Marassi. I carabinieri sparano dei lacrimogeni e caricano verso nord. Prima svoltano leggermente a sinistra, diretti contro un drappello di giornalisti e cameramen che sta riprendendo tutto. Quelli in prima fila vengono colpiti con calci e manganelli. Poi il plotone si arresta, si ricompone e gira verso destra su via Tolemaide. Qui però, invece di attraversare il sottopassaggio ferroviario, prendere corso Sardegna e raggiungere Marassi, carica il corteo autorizzato delle tute bianche. Via Tolemaide è una specie di trappola; a destra c’è il muraglione che costeggia la ferrovia e a sinistra c’è un reticolato di stradine laterali, piazzette e cortili interni di palazzi. I carabinieri sparano sui dimostranti i lacrimogeni al gas CS che sono vietati dalle convenzioni internazionali per l’uso in guerra, ma paradossalmente consentiti dalle leggi dello Stato per l’uso in ordine pubblico interno. La carica che segue è violentissima: si abbatte contro il muro di plexiglas della testuggine che in un primo momento pare reggere l’urto ma i gas CS e gli spray urticanti rendono l’aria insopportabile. Le barriere dei dimostranti cedono sotto i colpi di calci, manganelli tonfa branditi al contrario e mazze di ferro (sarà lo stesso capitano Antonio Bruno ad ammetterlo al processo). Scoppia il caos.

Il corteo è troppo grande per indietreggiare e rimane bloccato in un tappo claustrofobico. Una tonnara. Non si può né avanzare né indietreggiare. Qualcuno riesce a disperdersi nelle vie laterali. Chi è in prima fila viene preso e pestato selvaggiamente. A questo punto, dopo i primi arresti, la carica si ferma. Alcuni carabinieri svengono intossicati dai gas, vittime delle loro stesse armi (era stato l’allora capo della polizia Gianni De Gennaro a raccomandare l’utilizzo dei gas CS non in luoghi troppo affollati perché avrebbero potuto creare panico e resse pericolosissime per l’incolumità di tutti, ma a Genova in due giorni furono sparati 6200 candelotti di lacrimogeni). I carabinieri indietreggiano lentamente e i blindati fanno manovra di rientro, ma invece di lasciar passare il corteo autorizzato iniziano un carosello coi blindati contro i manifestanti che sono riusciti a svoltare in via Casaregis. A questo punto la reazione dei dimostranti è durissima. Parte una contro-carica e i carabinieri sono costretti a una fuga disordinata e scomposta. Un blindato rimane isolato su corso Torino, viene accerchiato e dato alle fiamme. Nelle 3 ore successive si scatena quella che viene definita da molti una vera e propria guerra.

Carlo Giuliani muore in piazza Alimonda alle ore 17.27. C’è scappato il morto e ci sono 200 feriti. Peggio di così non poteva andare, ma vista la situazione ad alcuni pare un miracolo. Gli scontri continuano dopo la morte di Carlo per circa mezz’ora nei pressi di Ponte Terralba[3].

Cosa sarebbe successo quel giorno se i carabinieri non avessero sbagliato strada? Cosa sarebbe successo se il corteo autorizzato delle tute bianche fosse arrivato, come previsto, in piazza delle Americhe senza essere caricato violentemente qualche chilometro prima? Io credo, e mi assumo tutta la responsabilità di ciò che scrivo, che gli scontri avvenuti il 20 luglio del 2001 in Via Tolemaide non sono imputabili ai manifestanti, i quali resistendo in maniera legittima hanno difeso il loro diritto a essere in Piazza. A quei carabinieri invece è imputabile una gestione disastrosa dell’ordine pubblico, incompetenza e una cieca violenza.


Fonti:

[1]Ho trascritto il sonoro originale della sala operativa della polizia.
[2]Le Tute Bianche sono state un movimento politico e sociale italiano, attivo tra il 1994 e il 2001. Il movimento raccoglieva diversi centri sociali italiani e ha tratto un forte riferimento sia in termini politico-culturali sia simbolici dall’insurrezione Zapatista in Chiapas del 1994.
[3]Sul G8 di Genova è stato scritto moltissimo. Disponiamo poi di oltre 300 ore di video e 15 mila fotografie. Perché il G8 di Genova – come hanno specificato in molti – fu un evento mediatico in un mondo ancora senza i social. Nelle fonti mi limiterò pertanto ad indicare al lettore solo alcuni titoli di bibliografia più recente, senza alcuna pretesa di completezza.
Lucarelli, G8. Cronaca di una battaglia, Torino, Einaudi, 2009.
Peciola, Rincorrere il vento. Genova 2001, Roma, L’incisiva Edizioni, 2021 (racconto di un testimone diretto).
Proglio, I fatti di Genova. Una storia orale del G8, Roma, Donzelli, 2021.
Angoletto e L. Guadagnucci, L’eclissi della democrazia. Dal G8 di Genova a oggi un altro mondo è necessario, Milano, Feltrinelli, 2021.
Villani, 20 anni dopo. Una ballata del G8, Roma, Red Star Press, 2021.
Prestigiacomo, G8. Genova 2001. Storia di un disastro annunciato, Chiarelettere, 2021 (testimonianza di un agente della Digos).

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