sguardo s. m. [der. di sguardare]. – 1. a. L’atto di guardare: rivolgere uno s.; evitare lo s. di una persona, per timidezza, pudore o consapevolezza di colpa nei suoi riguardi; rispondere allo s., guardare a nostra volta chi ci guarda; non degnare di uno s., disprezzare; uno s. pieno di odio, e assol. uno s. di odio, di compassione.

Nel 1961 Pasolini andò per la prima volta in Africa subsahariana, con gli amici scrittori Elsa Morante e Alberto Moravia. Il viaggio fu relativamente buono e l’espressione che ne caratterizzò l’impressione, se per Pasolini fu un ‘esotismo realistico’, per Moravia essa fu più problematica, perché la camera del bell’albergo dove soggiornavano lo faceva sentire un ‘perfetto imbecille’.

Erano sostanzialmente, e inevitabilmente aggiungo, i precursori di una categoria ‘antropologica’ che insieme al boom economico, al mito del weekend, delle gite fuori porta e della passeggiata domenicale en plen air, avrebbero segnato, dai lì a vent’anni, gli spazi e così e le stesse linee divisiorie delle città: I turisti. O ‘pingoni bianchi’, li avrebbe chiamati Gianni Celati, in un diario che diventa un racconto a zigzag, spesso comico, e con un fedele studio della vita di questa strana tribù. «L’uomo che scrive» ci porta in questo viaggio, nel lungo tragitto attraverso il Mali, il Senegal e la Mauritania, soltanto per farci guardare il mondo con un sorriso cinico. Soltanto per comunicare ciò che non passa attraverso lo spesso vetro di plexiglass che distingue i turisti dall’indigeno: una reale comprensione, un’incomunicabilità riferita ai nostri stessi ruoli e habitus.

Il problema di uno sguardo attento sul mondo, per noi di Palin, nasce dal tentativo di superare questo Vetro. Nel momento in cui la riscoperta degli spazi sarà un punto di ri-partenza nel mondo da guadagnare del post-covid, sarà importante ritrovare uno sguardo sull’Altro, sulle questioni ambientali, sull’importante definizione, politica e ideologica, che assume il confine come categoria sia politica, capace quindi di regolare il Corpo e i movimenti di libertà a esso connessi, sia come categoria ideologica.

Althusser avrebbe parlato di ‘Interpellazione’ degli apparati statali e questa suggestione è molto centrata per comprendere la posizione del nostro Sguardo rispetto al potere della Legge, della burocrazia, degli apparati ideologici di stato.

L’urgenza di poter disporre di uno Sguardo aperto, molteplice, che filtri i vetri dell’abrutimento e della deformazione sistematica, è un obiettivo che oggi non sembra essere così lontano. Per ciò, noi di Palin abbiamo scelto di rivolgere le nostre microporzioni del reale su piccole oasi, a volte isole di plastica, su cui lo sguardo sarà indagato: il nostro, quello degli altri, ma anche quello sugli Altri. Le persone che arrivano, perché non possono tornare, interrogandoci e osservandone la fenomenologia.

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