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L’occasione, la dea rapida e silenziosa che non avvisa, passa accanto e vola via. (pag. 79)

La femme fatale di Flaubert e il déjà-vu, la sensazione che gli eventi decisivi accadano sempre altrove, in un prima che precede la storia. Le indagini amatoriali del Dupin di Poe negli occhi di Baudelaire. La dimensione del sogno e l’allegoria vuota di Kafka. Trent’anni fa, nel 1994, a tre anni di distanza dal suo esordio, Filippo Tuena usciva con un romanzo che contiene tutto questo. Un libro iperletterario ma capace di incarnare vari capisaldi del Novecento.

Parliamo del linchyano Il volo dell’occasione, uscito per Longanesi nel ‘94, ripubblicato da Fazi nel 2004, e di recente ristampato da TerraRossa, casa editrice pugliese di Giovanni Turi, sotto l’egida di Giuseppe Girimonti Greco, all’interno della collana Fondanti, che da tempo si occupa di riportare alla luce “opere che hanno segnato un’epoca”.

“L’inferno ha qualcosa di circolare, così la storia e le vite strette”.

Questa frase da Cani dell’inferno, di Daniele Benati, mi ha accompagnato a lungo durante la lettura del romanzo.

Il volo dell’occassione è a metà tra un noir e una ghost story, riduttivo forse, ma è anche un interrogarsi sulla ciclicità del tempo e delle esperienze; sulla re-significazione costante dei luoghi e delle geometrie relazionali che tracciamo nel corso della vita; sull’esistenza di più tempi -circolari e lineare- che l’occasione può far interagire.

Nella Parigi degli anni Novanta, tra rigattieri, antiquari e un cafè in cui bere un bicchiere di Pernod, scopriamo l’anonimo protagonista: voce narrante, figura evanescente; abile deduttore per diletto e avido divoratore di storie.

In questa Parigi-città-bazar, il primo oggetto che incontriamo è un orologio d’alabastro art-déco verdino, su cui troneggia una donna. Una prima asta in rue Drouot, una seconda vendita al Marché aux Puces. L’orologio viene acquistato sempre dalla stessa persona, Renant, un contrabbassista di mezza età magro e curvo, che “emanava un odore sgradevole, che avrebbe potuto scambiarsi per aglio. Invece era muffa. Piccola muffa biancastra simile alla forfora, che s’intravedeva sui suoi capelli e che gli cadeva leggera leggera sulle spalle del soprabito

Il protagonista lo riconosce subito –ça va sans dire-: “è un tipo che va in cerca del passato”. E forse è questa la storia che lo scrittore sta cercando, inizia così a seguire Renant.

Ed è in uno dei suoi appostamenti che la vede: Blanche, giovane e misteriosa, la consistenza di un’apparizione, bella “come una torta nuziale”. Vera scena scatenante, deus ex machina, è l’ingresso della femme fatale nella hall del cafè parigino, seguita da Altay, suo giovane amante turco.

Così nasce l’ossessione del protagonista di conoscere Blanche, con “determinazione spaventosa e cieca”; la volontà di legare la propria vita a quella dell’altera dama Bianca, in una spirale discendente che lo porterà ad allontarsi dalla propria vita e dal proprio mondo, fino a dimenticarli.

Alle spalle del triangolo amoroso fra il cupo Renant, la bella Blanche e l’esotico Altay, Tuena innesta una riflessione sul tempo e sulla sua ciclicità; sulle congiunture, o momenti specifici, in cui capita che diverse sovrapposizioni rendano possibile vedere quello che la maggior parte delle persone ignora, perché distratta. L’occasione che si presenta.

Il volo dell’occasione è un romanzo sul tempo ma anche sulla creazione artistica, che altro non è che una storia di cui ci si innamora, nel suo ripetersi e reiterarsi; l’ossessione di voler far parte della costante ripetizione di un movimento assoluto. Un romanzo consigliatissimo e da (ri)scoprire.

 

 

Filippo Tuena (Roma, 1953) nel 1999 con la prima edizione di Tutti i sognatori (Fazi) ha vinto il Premio Grinzane Cavour, e nel 2005 con Le variazioni Reinach (Rizzoli, 2005 – Nutrimenti, 2024) il Premio Bagutta. Tra le sue opere recenti, tutte pubblicate dal Saggiatore: Le galanti (2019), Ultimo parallelo (2021 – già vincitore del Premio Viareggio Rèpaci nel 2007), La voce della Sibilla (2022). Nel 2023 nottetempo ha pubblicato In cerca di Pan (Premio Selezione Campiello).

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