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«Sembrano poesie scritte da un grande poeta calabro americano. Un po’ Berto trasformatosi miracolosamente in poeta. Un misto di prosa e poesia filosofica».
Andrea De Alberti

Dopo Riproduzioni in scala (Interno Poesia, prefazione di Flavio Santi), uscito nel 2019, Demetrio Marra autopubblica Non sappiamo come continuare. Nove processi biofisici, una raccolta di otto poemetti e un personal essay. Autopubblica sia per aperta polemica con l’editoria – che significa anche adottare una prassi da indipendente – sia perché è uno spostamento, come prova ad ammettere in Pretesti.

Questa raccolta, del resto, è una via obliqua, un tentativo realissimo di darsi al fallimento (che è anche il fallimento della specie: i nove professi biofisici, ricorda Dimitri Milleri in prefazione, sono anche «quelli che, una volta alterati oltre una certa soglia […], determineranno un collasso ecologico globale»). Marra licenzia l’università, chiede alla famiglia un distacco che non può e non vuole, si rinchiude, crolla psicoticamente, lavora come tutt*, osserva la disperazione, si dà una scossa e infine si dedica all’immaginazione, caotica e collettiva, della rivoluzione. Non sappiamo come continuare è la storia sincopata di una guarigione, possibile soltanto fuori dal piano simbolico della poesia. 

Gennaio 2024
ISBN 979-12-210-5055-4
€ 15

/7 Prefazione
di Dimitri Milleri
/13 Defining parody
/17 Dentro
/23 Quattro incipit senza data
/31 Avantesto
/33 Tautoromanzo
/51 Spostamenti
/57 Fuori
/63 La danza e la sua storia
/69 Pretesti: nota all’autopubblicazione
/81 Note
/85 Bilancio delle spese sostenute
/87 Nota biografica

Siamo molto felici di ospitare la prefazione al libro, a cura di Dimitri Milleri.

Non sappiamo come continuare è un libro di fallimenti a matriosca, nove processi legali, forse, di una persona reale nei confronti delle / contro le sue identificazioni (non pensate ma performate nel tempo). I nove processi biofisici sono anche quelli che, una volta alterati oltre una certa soglia (non siamo lontani), determinerebbero un collasso ecologico globale, una cosa come la sesta estinzione di massa. Dicevo: matriosca di fallimenti ma non a una due o tre dimensioni, fallirebbe facendo dieci chi cercasse di stabilire una gerarchia fra l’esaurimento nervoso (per dirla in bianco e nero) e la gamificazione della politica, fra la caduta nell’ordinario scolastico e piccolo borghese e l’asimmetria insostenibile delle relazioni sentimentali di coppia, fra l’invecchiamento di sé e l’invecchiamento della propria immagine del mondo. Per quanto questo romanzo tautologico sia inevitabilmente di formazione, perché il romanzo non riuscirà mai a uscire dalla stereotipia tutta mammifera del tempo lineare, e per quanto le lotte ingaggiate al suo interno siano prese sul serio, tutto è pervaso da un sentimento inquietante: quello dell’auto- referenzialità dei media artistici, e dal senso conseguente che tutto si scriva da solo, pure le idee, e che le forme siano sostanzialmente prevedibili. Però, ancora una volta, vale il contrario, perché è proprio contro questa chiusura destinale che chi scrive prende parola. La sintassi scema, le cacofonie determinate dagli scontri fra i registri e gli sberleffi lessicali, insomma: la posa da enfant terrible che abbondava dall’esordio di Marra, Riproduzioni in scala (Interno Poesia 201ç), quelle note sbagliate apposta per farci incazzare, perché poteva, adesso abbassano la cresta e si congiungono più onestamente a quello che invece l’autore non può, in un tragicomico che, per quanto citazionale, giocoso e colto, si certifica più chiaramente come un’ammissione di impotenza. E infatti le escursioni formali sono meno esibite, la mancanza di compattezza è minacciata ma non buca più: e non si tratta di un ritorno all’ordine, ma del riconoscimento di un principio di realtà nell’articolazione della micro e della macro-forma, che ci oltrepassa e con cui Marra fa a cazzotti, ovvio, ma con cui anche contratta. Poi: non che non si rida eh, quando il tu si nega fra le zucchine e zucche, quando le occupazioni degradano in sacra-stalla-di-Betlemme, quando il professore cerca di integrarsi nel centro sociale, o ancora quando la scuola della burocrazia squaderna gioie e dolori. Eppure fa un certo freddo, non è più l’università (a cui si dice addio nel primo testo), non sono più i libri, le cene, le feste – è una realtà pacificata e crudele che forse non c’entra nemmeno col capitalismo o con l’agrilogismo o con qualsiasi altro ismo ma è una storia dispari di corpuscoli che si mangiano da sempre, a cui cambiamo nome per renderla troppo umana, per poterla cambiare. Cambiare come, però, e soprattutto dove? Se la penultima sezione, Fuori, è solo l’utopia, l’immaginazione rivoluzionaria, e se la prassi politica è anche un antidepressivo fatto di rimozioni e schizofrenie buone per far dormire meglio l* ragazz* sensibil*? Anche il tentativo di uscire dall’impossibile asfissia dell’editoria poetica, che Marra persegue e motiva nell’ultima sezione, la scelta dell’auto- pubblicazione, potrebbe essere solo un altro “schermo”. Pazienza: quello che vale è, nel tentativo di un’eticità, non innalzarsi ma rivendicare un fallimento assoluta- mente preferibile e scontato. Più che concludere vorrei ribadirlo: Non sappiamo come continuare è il libro della sopravvivenza, della consapevolezza di non poter essere una creatura decente, del riconoscimento di quanto per forza si debba cadere in basso, di quanto ancora serva sognarci in una vita diversa.

Alcuni testi di

Non sappiamo come continuare  sono usciti su diverse riviste online:

Defining parody x Neutopia  / Avantesto x Nuova ciminiera / Tautoromanzo x Poesia del Nostro Tempo

Inediti

Roma Termini, l’urina e la luna x Mirino litblog/Trastevere EUR Ottaviano x La morte per acqua/Il sole che pareva una bomba a base di acetilene x Altri Animali/Papàblo Escobar x  Altri Animali

Non sappiamo come continuare si può acquistare in pre-order, contattando direttamente l’autore sui social o tramite mail

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