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Se Guccini avesse scritto la sua Bologna oggi, nel 2023, probabilmente sarebbero cambiati parecchi versi; non questi, però:

Bologna ombelico di tutto, / mi spingi a un singhiozzo e ad un rutto, /
rimorso per quel che m’ hai dato, che è quasi ricordo,
e in odor di passato…

L’epilogo di una canzone-elogio per Guccini diventa per noi oggi una verità dolorosa: Bologna sta respingendo dall’interno una parte del suo tessuto sociale, quello che si fa ancora oggi carico di una storia onerosa.

Stiamo parlando dell’emergenza abitativa, che spinge chi come noi è stato bolognese di adozione a usare parole che nessuno dovrebbe poter pronunciare: 

 

Migliaia di messaggi sui gruppi Facebook, tra ironia e rabbia, hanno un denominatore comune: l’urgenza e la disperazione.

Qualche giorno fa Palin è tornato fisicamente nella sua città di orgine per incontrare i ragazzi del collettivo Luna – Laboratorio Universitario d’Autogestione, che lo scorso 5 ottobre hanno occupato l’Istituto Santa Giuliana in Via Mazzini 90, a Bologna. 

Quelle che leggerete di seguito sono le parole di Luca e Antonella, prima del  17 ottobre 2023.

Tra le occupazioni portate avanti dal nostro collettivo, questa è la più grossa di tutte, spazialmente e numericamente. Si tratta di un edificio precedentemente in mano alle sorelle mantellate di Maria, che lo avevano ricevuto tramite lasciti testamentari: 20000 metri quadri, sette piani compreso il seminterrato! L’abbiamo occupato, perché da anni è dismesso e si tratta dell’occupazione più impegnativa, che mostra anche la contraddizione più grande relativa alla città in cui viviamo, dato il confezionamento perfetto di uno stabile praticamente pronto ad essere abitato.

Il collettivo – come molti altri sparsi sul territorio bolognese – continua a trattare il tema abitativo come emergenziale e se ne occupa attivamente ogni giorno da qualche anno.

Ci siamo resi conto – e lo dicevamo anche nelle precedenti occupazioni in Via Capo di Lucca e all’ex caserma Masini – che tante, troppe persone rinunciano a stare a Bologna, perché non trovano casa, perché l’affitto costa troppo, perché le capacità di reddito non sono abbastanza. 

Da un anno a questa parte proviamo ad affermare il diritto di restare in questa città contro la pratica degli affitti brevi a mo’ di AirBnB; di creare studentati di lusso, di lucrare sulle spalle di studenti e lavoratori che, pur di tenere saldo il loro posto, finiscono per accettare condizioni assurde. 

In questa situazione c’è una fascia molto ampia – comprendente sia la componente studentesca, sia chi ha un reddito, cioè i lavoratori, che producono un tessuto economico – che non vede affermato il proprio diritto. A questo si aggiunge anche chi è vittima di discriminazioni di stampo razzista.

L’Istituto Santa Giuliana, da anni abbandonato, è enorme: ha un cortile, sette piani, più di 80 posti letto, spazi adibiti ad aula studio e laboratori. Ma ora è in vendita. 

L’acquirente, una grande Holding immobiliare legata a CL, vuole investire per la sua trasformazione in uno studentato di lusso: l’economia a rialzo, insomma. 

 

Via Mazzini, dice Luca, per noi è il simbolo di una battaglia politica che coinvolge la città. 

Il nostro collettivo nasce tre anni fa: abbiamo avviato un processo sul diritto alla città e il diritto all’abitare da cui sono nate le due occupazioni. L’occupazione di Casa Vacante in via Capo di Lucca riguardava una palazzina di ASP. Abbiamo vinto, in qualche modo: lo stabile è stato tolto dal mercato e dovrebbe essere riutilizzato per un abitare sociale; la seconda occupazione all’ex caserma Masini è finita il 18 luglio con uno sgombero. Pochi giorni prima però il comune era riuscito a chiudere l’accordo con la delegazione di CdP per il riutilizzo temporaneo delle strutture esterne, pur escludendone l’obiettivo di natura residenziale. 

È stato un piccolo avanzamento, non nei termini in cui avremmo voluto perché l’occupazione doveva avere risultato abitativo.

Abbiamo chiesto a Luca e Antonella con quali occhi guardano questa Bologna in costante cambiamento. La lotta è il loro pane quotidiano, nonostante la terra da conquistare spesso manchi fisicamente. Quando c’è – e l’istituto Santa Giuliana esiste perfettamente funzionante – deve prevalere la voglia di lottare.

Bologna sta andando sempre di più verso un modello centralizzato e turistico di luogo; una città per ricchi, vedi il tecnopolo, che – in costruzione – attirerà una fascia di lavoratori sì altamente qualificata, ma anche con una capacità peculiare di spese. Il tessuto economico è composto (anche) da altre persone e Bologna sta prendendo una direzione negativa: noi, per nostra parte, proviamo a far sì che gli spazi che sembrano invisibili diventino visibili! Le tendenze globali si fissano in questi posti: l’istituto Santa Giuliana può essere un’inversione della rotta! Il nostro obiettivo è una controtendenza, fermare questa trasformazione. 

Si è sempre pensato a Bologna come a un’eccezione, ma ad oggi sembra che non ci sia nulla di così diverso dagli altri posti. O meglio:

Ci sono realtà di controcultura, anche se Bologna sta seguendo una tendenza; probabilmente è solo l’ultima città ad aver subito cambiamenti altrove già iniziati e addirittura consolidati. Quello che si cerca di fare è spezzare questa tendenza, grazie soprattutto alle persone. Bologna è stata definita “città della resistenza” da Le Monde. Io la direi piuttosto un laboratorio politico che non deve spegnersi, perché la storia di Bologna ci mette tra le mani una grande responsabilità. Questa tendenza va tenuta viva, non deve prevalere la rassegnazione. 

Purtroppo (o per fortuna), ci dicono Luca e Antonella, questi cambiamenti non possono dirsi solamente prerogativa e onere di studenti. Il diritto di restare ora è un problema trasversale. Gaetano, un altro degli occupanti, era un lavoratore. Teodosio è un lavoratore. C’è chi ha un passato di immigrazione, ma ha i documenti in regola.

Tutte queste sono le storie di chi non vive Bologna con la libertà di restare; ma da essa si sente respinto. E la Bologna che amiamo, che conosciamo e che molti di noi hanno vissuto, non vuole questo. C’è chi sta decidendo per lei, secondo le regole del mercato e non secondo quelle dell’accoglienza.

L’ultima profetica riflessione di Luca è stata questa: si sta qui finché si può.

Oggi 17/10/2023 IN/OUT non è più casa per Gaetano, Teodosio, Gloire, Bristel, Sygervie e altre 40 persone che come loro sono state costrette con la forza a lasciare l’edificio dopo un violento sgombero da parte della polizia. Era già deciso che l’Istituto Santa Giuliana dovesse diventare uno studentato e la resistenza per ora non è bastata. Le immagini e i video dei manifestanti con il volto sanguinante sono inguardabili, inaccettabili e non degni della città per cui lottiamo: si tratta dell’ennesimo episodio di violenza e umiliazione durante scontri per un diritto umano basilare. A destra si vede Martina, una delle attiviste del collettivo, colpita a sangue dai manganelli della Digos e costretta a sei punti di sutura.

Conquistarsi il diritto di restare non è più una possibilità, è una necessità culturale contro chi vuole piegarci a una Bologna in vendita.

L’invito è ad unirsi a chi resiste: se avete almeno una volta provato a vivere (a) Bologna è un imperativo morale; Gaetano, Teodosio, Gloire e gli altri non sono che la versione sfortunata di noi, anzi siamo tutti noi. 

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