Palinlegge i classici, questo mese, è dedicato all’ opera di Virginia Woolf A Room of One’s Own (“Una stanza tutta per sé”) edito in Italia da Feltrinelli Editore, con una traduzione a cura di Livia Bacchi Wilcok.F

Palinlegge i classici, questo mese, è dedicato all’ opera di Virginia Woolf A Room of One’s Own (“Una stanza tutta per sé”) edito in Italia da Feltrinelli Editore, con una traduzione a cura di Livia Bacchi Wilcok.
Una stanza tutta per sè, Virginia Woolf, Feltrinelli

Pubblicato nel 1929 e celebrato come il primo testo moderno di critica femminista, il saggio rielabora due conferenze dell’autrice tenutesi nell’ottobre del 1928 a Newham e Girton, due college femminili inseriti nel complesso universitario di Cambridge. Si tratta di incontri dedicati al rapporto tra donne e narrativa.

I primi decenni del Novecento furono testimoni di importanti traguardi per il genere femminile, come l’acquisizione del diritto di voto. Questo storico evento non riuscì, tuttavia, ad accorciare le distanze tra l’universo maschile e quello femminile e la donna, ancora vittima del soffocante immaginario ottocentesco, era lontana anni luce dall’ottenere una forma concreta di riconoscimento sociale e professionale. Attraverso una scrittura saggistica che ricorda quella tipica del romanzo, l’autrice affronta la delicata questione femminile e il difficile legame con il mondo della letteratura e, più in generale, dell’arte.

Perché vi è una scarsità di opere femminili in letteratura? Partendo da questo quesito, Woolf elabora un’analisi esaustiva e lucida della storia letteraria occidentale. L’io narrante è quello dell’autrice che, tuttavia, non si esprime mai in prima persona, mostrandosi al lettore come una costellazione di soggettività.

La narrazione si struttura attorno al concetto spaziale. Con una scelta oculata, la vicenda prende le mosse dal fittizzio college di Oxbridge, centro della cultura patriarcale. Questo luogo si rivela fin da subito come la culla della discriminazione femminile, dove il sapere viene destinato a una ristretta cerchia di persone, costituita principalmente da uomini. All’interno dell’ambiente universitario, la scrittrice prende coscienza di come la donna si stata vittima di un crudele processo di esclusione innescato dal predominio di una visione maschilista, ampiamente radicata nel mondo accademico. 

Emblematico, in questo senso, il personaggio di Judith, “sorella” di Shakespeare. Dotata di un talento pari a quello del fratello, non ha né occasione, né possibilità di coltivarlo: ella si trova intrappolata in una vita opprimente, dove la sua aspirazione viene limitata e schiacciata dalle aspettative paterne. La storia di Judith si trasforma in uno strumento narrativo, utilizzato da Woolf per illustrare le ingiustizie e le privazioni che investono il mondo femminile.

Sullo sfondo di queste considerazioni si agita una rabbia cieca e violenta che riecheggia tra le prime pagine dell’opera e che sfocia in un’amara e schietta verità: «se vuole scrivere romanzi una donna deve avere del denaro e una stanza tutta per sé». 

La stanza per Woolf assume, pertanto, una duplice connotazione. Nel suo significato più immediato, essa rappresenta un luogo fisico e materiale di cui ogni potenziale scrittrice dovrà necessariamente disporre per poter coltivare la propria arte in completa e assoluta autonomia. In senso metaforico, la stanza si trasfigura in uno spazio in cui l’universo letterario femminile può avere totale libertà creativa e espressiva.

«Le donne hanno avuto meno libertà intellettuale di quanto non avessero i figli degli schiavi ateniesi. Le donne, pertanto, non hanno avuto la più piccola opportunità di scrivere poesia […] mi piace leggere; mi piace leggere un libro dopo l’altro. Negli ultimi tempi questa dieta è per me diventata piuttosto monotona; la storia parla quasi sempre di guerra; la biografia si occupa di uomini illustri […]

Perciò vi chiedo di scrivere ogni sorta di libri, su qualunque argomento. In un modo o nell’altro spero che un giorno avrete denaro sufficiente per viaggiare e per oziare, per contemplare il futuro o il passato del mondo, per sognare davanti ai libri e vagare per le strade e lasciare che la lenza del pensiero scenda sempre più in fondo al fiume».


L’ampio excursus storico e letterario fornito dall’autrice riesce nell’intento di ricostruire la storia della letteratura al femminile, partendo da Aphra Behn, fino ad arrivare a Jane Austen e a George Eliot. Tramite l’esempio incarnato da queste penne straordinarie, l’autrice comprende che per potersi liberare dal peso della parola maschile, la donna dovrà sviluppare una mentalità androgina e, di fatto, liberarsi dal peso della propria sex cosciousness e orientare la propria mente verso la comprensione dell’altro sesso.

Attraverso una scrittura a tratti ironica e confessionale, la scrittrice inglese restituisce il quadro di una condizione femminile che, a distanza di secoli, continua a dialogare con la sensibilità della donna contemporanea. Avere una stanza per sé significa riappropriarsi del proprio io, del proprio corpo, della propria felicità, della propria vita. Ricordandosi di avere una voce che può e deve essere usata.

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