#Palinlegge “The great Gatsby” di Francis Scott Fitzgerald. Come barche contro corrente

Palinlegge “The great Gatsby” di Francis Scott Fitzgerald, traduzione di Franca Cavagnoli, Feltrinelli editore.
The great Gatsby (“Il grande Gatsby”) Francis Scott Fitzgerald, Feltrinelli.

Questo mese #Palinlegge è dedicato al capolavoro di Francis Scott Fitzgerald, The great Gatsby (“Il grande Gatsby”) edito in Italia da Feltrinelli Editore con la traduzione a cura di Franca Cavagnoli

Il romanzo, pietra miliare della cultura statunitense, trasporta il lettore nel mondo scintillante e frivolo dell’America dei ruggenti anni Venti, gli anni del jazz, del Proibizionismo e dei divertimenti sfrenati. Un decennio in cui un’intensa crescita economica nutre l’illusione che il successo sia effettivamente alla portata di tutti e che il raggiungimento dell’american dream sia realmente possibile. Con una prosa intensa e dinamica, Fitzgerald decostruisce il mito del sogno americano mostrandolo in tutta la sua vacuità e lo fa attraverso la parabola drammatica del suo protagonista, Jay Gatsby.

Chi è Gatsby? Questa è la domanda che assilla il narratore Nick Carraway fin dalle prime pagine del romanzo, ovvero da quando, traferitosi nella località di West Egg, Long Island, scopre che la sua modesta dimora confina con una maestosa villa di proprietà dell’enigmatico ed eccentrico Jay Gatsby. Egli notte dopo notte organizza feste sfarzose dove l’eccesso la fa da padrone e dove i cittadini della Grande Mela possono dilettarsi in ogni tipo di piacere effimero.

Nessuno degli invitati, però, conosce il proprietario: egli non partecipa mai ai festeggiamenti, nessuno ci ha mai parlato, nessuno sa quale sia il suo volto. è come se fosse un fantasma, una figura impalpabile di cui tutti parlano e di cui tutti hanno un’opinione, ma verso cui nessuno hai mai provato un sincero interesse nello scoprire chi è realmente la figura che si cela dietro la maschera del magnate, quale sia la verità che nasconde sotto l’opulenza di una vita apparentemente perfetta. 

Attraverso una narrazione evocativa, Fitzgerald propone il ritratto di un eroe fuori dal suo tempo, di un outsider in cui si agita uno spirito romantico inconciliabile con il cinismo e la cruda materialità della propria epoca. Jay Gatsby è animato da un sogno: traferire il passato nel presente, ripercorrere i momenti fugaci trascorsi insieme all’amata Daisy Fay, ora sposata con un uomo abietto e infedele. Ogni notte lo vediamo protendersi verso la luce verde che si leva al di là della baia, monito del proprio desiderio e delle proprie speranze. 

L’illusione di poter far rivivere il passato si trasforma in una pericolosa ossessione che estranea il protagonista dal qui e ora e lo immerge in un vortice di nostalgia dal quale non riuscirà più ad emergere.

«”Non le chiederei troppo,” azzardai. “Non si può ripetere il passato.” “Non si può ripetere il passato?” esclamò incredulo. “Come no? Certo che si può!” Si guardò intorno come un selvaggio, quasi il passato si fosse appostato qui nell’ombra di casa sua, irraggiungibile solo per un pelo. “Sistemerò ogni cosa proprio com’era prima,” disse annuendo con determinazione. “Daisy vedrà.” Parlò molto del passato, e io conclusi che volesse recuperare qualcosa, un’idea di sé forse, che aveva messo nel suo amore per Daisy».

Gatsby si aggrappa disperatamente ad un ricordo lontano e su di esso costruisce tutta la sua esistenza. Ogni azione, ogni scelta, ogni decisione presa nasce in virtù della sua idealizzazione di un attimo e del suo bisogno viscerale di riviverlo ancora e ancora, come la pellicola di un film che si riavvolge all’infinito. Ma come Nick gli rammenta la sua è una pretesa irrealizzabile: ciò che è stato è stato, non è possibile continuare a crogiolarsi nell’idea di un passato perché quel passato non può più tornare. 

La scrittura schietta e precisa dell’autore statunitense riesce a restituire al lettore il quadro di una non vita, della profonda solitudine di un uomo guidato da un sogno folle che si scontra con la crudeltà e la cattiveria della realtà.

Il finale termina con una nota amara e malinconica che ci porta a riflettere su quante volte nella nostra vita anche noi ci siamo sentiti come Gatsby, desiderosi di tornare indietro e assaporare nuovamente una gioia effimera, un bacio rubato, la delicatezza e l’innocenza del primo amore.

Barche contro corrente, Il grande Gatsby
La luce verde, scena tratta dal film di Baz Luhrmann The great Gatsby (2013)

«Così remiamo, barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato».

Palinlegge, da questo mese esce nella doppia versione Classici e Contemporanei.

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