Cannabis, effetti psicotropi e agricoltura sostenibile. Palin parla con Matteo Pallotta, fondatore della società Antichi Grani

I pregiudizi esistono non solo per gli umani, ma anche per alcune piante.
Una tra queste è la canapa che, al contrario di come veniva concepita sin da tempi remoti, oggi è più che mai spesso al centro di pregiudizi infondati che ne impediscono la coltivazione e quindi un utilizzo per scopi terapeutici e non solo, oltre a un tipo di agricoltura sostenibile.

Di tutto ciò che ruota intorno al mondo della cannabis Palin parla con Matteo Pallotta, dottore magistrale in Biotecnologie dell’Università di Torino nonché fondatore e rappresentante legale di Antichi Grani, azienda agricola in Umbria, più precisamente a Narni. 


Della cannabis e dell’azienda Antichi Grani si è parlato anche nella rubrica Palin Scopre.

Intervista a cura di Alessandro Rossi.

Cos’è Antichi Grani?

È una società  agricola, una SRL, che nasce nel 2017 a opera di tre neolaureati  con l’ obiettivo di recuperare coltivazioni antiche e una connessione con la natura e le buone pratiche in agricoltura.
Abbiamo incentrato i primi sforzi sulla cannabis per via delle eccezionali proprietà nutraceutiche del seme, da cui si ricavano olio e farine. Dalla nascita del mercato della cannabis light abbiamo deciso poi di creare un brand (Narnia Cannabis Crew) specializzato nella produzione di infiorescenze con CBD seguendo i principi della coltivazione biologica. Nonostante le difficoltà generali e specifiche del settore riusciamo a lavorare in Italia e in Europa.

Questa idea poi ci ha portato a specializzarci nella coltivazione della cannabis grazie proprio alle proprietà nutraceutiche del suo seme, ricco di Omega3, Omega6, antiossidanti, proteine vegetali, ecc.  

Che cos’è la cannabis?

Possiamo definirla una pianta appartenente alla famiglia delle cannabacee (fun fact: il luppolo di birra appartiene alla stessa famiglia) proveniente dall’Asia centrale. Da lì si diffonde e si differenzia nei vari territori. L’utilizzo umano di questa pianta ha radici antichissime, reperti preistorici mostrano come fosse utilizzata già all’epoca probabilmente come cibo e/o medicina.

Successivamente è stata intensivamente utilizzata nella produzione di fibre, carte, cordame e tessuti per via della sua resistenza e proprio questi utilizzi l’hanno resa globalmente riconosciuta. Per esempio, la costituzione americana fu scritta su carta di canapa. Non solo, molti pezzi della Ford T negli anni ’40 erano fatti con la canapa.

La sua coltivazione fu intensa, anche in Italia nel periodo ante-fascista, fino alla sua messa al bando più o meno globale per i suoi effetti psicotropi.

Da dove viene l’effetto psicotropo?

Deriva principalmente dai cannabinoidi presenti nella pianta.
Essi sono una classe di molecole che si lega ai recettori di endo-cannabinoidi del nostro organismo provocando differenti effetti. Il sistema endo-cannabinoide (chiamato così perché scoperto proprio grazie alla pianta) è un sistema di regolazione del sistema nervoso centrale che ha vari effetti, per esempio, nella modulazione dell’appetito, della memoria, dello stress ecc. La cannabis si lega a questi recettori, alterandone le risposte. I cannabinoidi sono una vasta componente del fito-complesso, sui 200 elementi più o meno. I più conosciuti sono il THC e il CBD, anche perché presenti in quantità quasi totalitaria nella pianta.

In cosa differiscono THC e CBD?

Chimicamente differiscono per solo pochi atomi e sono prodotti nelle piccole strutture ghiandolari che ricoprono la zona esterna della pianta, principalmente nei fiori della pianta “femmina”. 

Femmina?

Si, la cannabis è una pianta dioica, ha cioè ha degli esemplari femminili produttrici di semi e maschili produttori di polline distinti. Questa è una proprietà che accomuna il 10% delle piante.

Tornando al THC e il CBD…

Sì. Come tutti i cannabinoidi hanno effetti biologici che variano da molecola a molecola. Nello specifico, entrambi THC e CBD possono essere usati per, ad esempio, scopi terapeutici: entrambe possono essere usate come anti-infiammatori, analgesici, neuropatici. Il CBD ha mostrato effetti promettenti nel contrasto all’epilessia e le malattie neurodegenerative, mentre il THC per il contrasto alla sclerosi multipla, ai dolori neuropatici e come antiemetico. Esistono già farmaci approvati e in commercio che sfruttano estratti della pianta, come il Sativex, contro i dolori neuropatici nei malati di sclerosi multipla e tumore.

Infine, il THC è il cannabinoide nella pianta a procurare l’effetto psicotropo.

Si può annullare l’effetto psicotropo del THC?

L’effetto psicotropo dipende principalmente dal rapporto tra THC e gli altri cannabinoidi: le molecole cercano di legarsi ai recettori competendo tra loro. Se il THC è in proporzione più alta, sarà più probabile che una molecola di THC si leghi ai recettori, provocando un effetto psicotropo. Abbassando la percentuale di THC e, ad esempio, aumentando il CBD, si avrà la situazione opposta è l’effetto sarà meno psicoattivo, fino a poterlo annullare del tutto in assenza completa del THC.

Ci sono varietà di canapa con percentuali bassissime di THC, che sono tra l’altro le varietà che produciamo noi in quanto autorizzate dalla UE e dalla legge italiana. Esiste un registro delle varietà certificate dall’UE con percentuale irrisoria, inferiore allo 0.3%, da cui poter scegliere le varietà da coltivare. Si può dire che a queste percentuali, non esista nessun effetto psicoattivo.

Esistono effetti collaterali?

Gli effetti collaterali esistono soprattutto quando la canapa viene fumata, siccome l’assunzione tramite combustione ha sempre effetti negativi per l’organismo. Questo si applica specialmente ai minori in via di sviluppo o a soggetti sensibili a psicosi.

La tossicità farmacologica vera e propria invece, misurata con l’indice LD50, è bassissima: 5 volte più bassa della caffeina e più di 1000 volte più bassa della nicotina.

Per quali altri scopi viene usata la canapa, oltre a quello farmacologico di cui abbiamo abbondantemente parlato?

Come ho già detto, la canapa ha una grande varietà di utilizzi, dai tessuti alla carta, ma si sta affermando ultimamente anche nel campo della bioedilizia. I semi hanno eccezionali proprietà nutritive, oltre ad essere vasoprotettori grazie a Omega3 e Omega6 al loro interno. L’olio prodotto dai semi di canapa può essere usato anche nel campo della cosmetica e dei profumi.

E allora perché è illegale?

Questa è infatti un’assurdità. Se pure la messa al bando decenni fa potesse avere senso come sorta di prevenzione sociale verso gli abusi, adesso, alla luce delle evidenze scientifiche a disposizione oramai da decenni, questo tabù è completamente insensato e anacronistico. Lo è ancor di più guardandosi intorno e vedendo i prodotti in vendita dal monopolio di Stato.

Quanto è difficile tirare su un’azienda come la vostra?

Non mi addentro nelle problematiche generali delle aziende italiane e, in particolare, dell’agricoltura. 

La canapa ha un mercato sicuramente promettente, come dimostrato nei Paesi in cui è stata legalizzata – vedi molti Stati americani, il Canada, Uruguay e altri –  che al momento in Italia è sfruttato principalmente dal mercato nero.
Questa pianta è una risorsa che il mondo e il nostro Paese hanno a disposizione ma che viene continuamente ostracizzata, sfruttata male o lasciata al mercato nero che ne trae enormi profitti. L’Italia comunque ha iniziato un percorso di apertura verso la coltivazione della canapa grazie alla legge 242 del 2016 che ha snellito di molto l’iter burocratico per avviare una produzione di canapa (ovviamente solo a THC<0.3%).
La speranza è che si arrivi a una regolamentazione chiara e sensata di tutte le varietà di cannabis, basata sulla mole enorme di evidenze scientifiche al riguardo.

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