Georgia O’Keeffe, libera mente in libera arte. Palin parla con Colaone e De Santis sulla graphic novel Georgia O’Keeffe – Amazzone dell’arte moderna

Georgia O’Keeffe è indubbiamente una delle icone più influenti dell’arte del Novecento.

Con una vita e una carriera artistica longeve – la morte sopraggiunse alla soglia dei 99 anni nel 1986 – Georgia O’Keeffe divenne in breve tempo la pittrice statunitense più nota, apprezzata e venduta al mondo.

Una donna e un’artista che amava sfuggire alle etichette, alle convenzioni e persino alla fama, rimanendo sempre e a ogni costo fedele solo a sé stessa.
Prima pittrice a essere esposta nella galleria del fotografo Alfred Stieglitz a New York (con il quale ebbe una storia burrascosa) e tra le artiste più fotografate di sempre, O’Keeffe diede vita a opere che spaziano dall’ acquerello alla pittura a olio, dai fiori ai paesaggi del New Mexico, luogo dove ha trascorso gli ultimi anni, che le hanno fatto guadagnare l’appellativo di ‘Madre del Modernismo americano’.

Una donna complessa e un personaggio altrettanto sfaccettato e poliedrico, una mente artistica difficile da etichettare eppure capace di affascinare le generazioni attuali di artisti e non solo.

Sara Colaone e Luca De Santis, fumettista la prima e autore il secondo, tornano di nuovo a lavorare insieme come coppia artistica collaudata, stavolta proprio sulla figura di Georgia O’Keeffe. Il titolo della loro graphic novel è Georgia O’Keeffe – Amazzone dell’arte moderna, pubblicato in Italia da Oblomov Edizioni a gennaio 2022.

Salvatore Bruno li ha incontrati per una chiacchierata sul loro lavoro dedicato alla pittrice.

Dopo vari lavori, la coppia Colaone-De Santis si riconferma un binomio assodato che funziona alla perfezione. Stavolta, nel vostro lavoro è il turno di una delle artiste più note e vendute del panorama internazionale, la pittrice americana più famosa al mondo e tra le più fotografate del Novecento.

Come nasce questa nuova graphic novel? E soprattutto, qual è il punto di forza della vostra coppia creativa?

I punti di forza credo siano nel condividere un percorso nei medesimi immaginari e riferimenti letterari, artistici e cinematografici; e poi le stesse sensibilità su alcuni temi di ricerca di sé e di autodeterminazione. Sicuramente questo ci aiuta anche in maniera pratica nella condivisione delle idee che è sempre costruttiva e si basa su uno scambio di crescita e riflessione personale. 
Ed è stata proprio questa condivisione che ci ha permesso di rispondere con prontezza alla chiamata del Centro Pompidou, che attraverso uno dei nostri editori francesi Steinkis Editions ci ha chiesto nel 2020 di ideare e realizzare un romanzo a fumetti che raccontasse la vita di Georgia O’Keeffe. Il Centro Pompidou ci ha aiutato molto nella fase di pre-produzione, ma ci ha lasciato completamente liberi di immaginare una nostra prospettiva narrativa su questa fondamentale pittrice del Novecento. Il risultato di questa sinergia ci ha stupiti tutti e quando è uscito nel settembre 2021 in Francia per la grande mostra di O’Keeffe al Centro Pompidou, l’emozione del confronto fra i quadri e il nostro racconto è stata fortissima.

Creare una graphic novel significa tradurre in parole e fumetti l’intera vita di un personaggio così imponente e che, al tempo stesso, non amava essere raccontato.
Qual è stato il criterio di selezione delle vicende da raccontare nella sua lunghissima vita? Quanto è opera di fantasia e quanto di storia vera?

Tutto è vero, perché quando si parla di personaggi storici sarebbe disonesto fare in altro modo, ma allo stesso tempo questa è la nostra visione di Georgia O’Keeffe: è un’interpretazione artistica, la sua vita è filtrata attraverso la nostra e così la scelta delle esperienze e di alcuni aspetti della sua vita sono stati scelti secondo le nostre esperienze, come un diapason che ricerca la vibrazione negli oggetti attorno a sé.
Ma credo fermamente che questo sia anche l’unico modo per raccontare la vita di un artista: farlo per emozioni personali.

(a Sara)
In alcune scene, le immagini fanno da sfondo alle parole senza che le scene siano separate. A cosa è dovuta questa scelta stilistica?

La vita di Georgia O’Keeffe si snoda in un percorso che è tutto fuorché lineare. Il suo essere artista e donna nel XX secolo si concretizza in una forma sincronica, che si espande lateralmente esplorando se stessa e nel contempo il mondo e gli eventi che la circondano. La sua storia non poteva che essere raccontata quindi come un vero e proprio organismo vivente, che non sopporta barriere nel suo espandersi. Da qui l’idea di eliminare gli spazi fra una vignetta e l’altra, a suggerire una interpretazione che non mette in linea una serie di eventi, ma li esplora in più direzioni contemporaneamente, proprio come aveva fatto O’Keeffe con la sua arte.

(a Luca)
Dalla prospettiva maschile, cosa ha significato dare voce a una figura femminile così sfaccettata e complessa e al contempo lontana dal concetto moderno di femminismo?

La mia prospettiva è fortemente femminista intersezionale, il mio stesso percorso politico e culturale è di liberazione e di affermazione sull’identità di genere, in questo ho trovato il mio forte legame con la personalità di O’Keeffe che benché fosse una persona dalle azioni che tendevano allo scardinamento dei ruoli e del maschilismo nell’arte e nella vita tutta (riuscendoci), rifiutava però l’appellativo di femminista, perché coerente in quella ricerca di liberazione da ogni tipo di definizione o gruppo circoscritto. È sfaccettata sì, ma in realtà imparando a conoscere la sua storia non poteva che essere così. E in quella sua emancipazione dalla figura maschile, la trovo molto più contemporanea di tante altre icone dell’arte.

In questa graphic novel si rivela una Georgia O’Keeffe da diverse angolazioni: in versione ‘casalinga’ nel suo Ghost Ranch, nel New Mexico; in una serie di scene in cui viene a contatto leggende dei nativi; al tempo del sodalizio artistico e amoroso con Alfred Stieglitz, che ne costruisce il mito e l’icona; una pittrice che dipingeva puntualmente il contrario di ciò che le dava fama, ma anche una Georgia O’Keeffe che a quella fama era diventata insofferente.
«Fate pure, io son già stanca di me, della mia storia e del mio mito» dice in una delle ultime strisce, quasi un’ultima eco della ricerca di sé tanto perseguita. Quale effetto vi augurate abbia su chi legge il vostro lavoro di ‘traduzione per immagini’ della vita di una delle icone dell’arte del Novecento?

Quella ricerca affamata di sé, di comprendere davvero la propria natura, è forse l’insegnamento più grande, ingombrante e difficile che il suo personaggio può suggerirci. Quell’ indipendenza senza compromessi, ricercata però con caparbietà, affilata ironia e anche tanto coraggio, spero abbia un respiro nelle nostre pagine e possa arrivare a tutte e tutti i lettori.

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