Odisseo, o il suo doppio, alla ricerca del sé e della vita.

Palin legge La Sublime Costruzione, quarto romanzo di Gianluca Di Dio, edito da Voland

“A chi vorrà leggerla dico questo: non credete a questa storia, è simbolica, farrneticante, totalmente esagerata. […] Cercate al suo interno, invece, le tracce di una storia comune, che non distingue tra passato e futuro, una storia che ogni volta si distrugge per poi riaccadere di nuovo. Una costruzione infinita, a cui tutti partecpano, eternamente, senza scampo. Una storia folle. Un sogno sublime”

Andrej Nikto è il protagonista di questo romanzo. Un profugo di guerra in una terra postbellica, gelida e inospitale, da cui chi può cerca di fuggire. Tutto il suo mondo è stato spazzato via; la città disumanizzata è diventata un abbandono a se stessi; il lessico della putrefazione domina su ogni aspetto. L’unica possibilità di riavere una vita è offerta da una fantomatica corriera diretta verso nord, una corriera bianca rappresentante una possibile palingenesi della civiltà, alla volta di un cantiere dove si sta realizzando un oscuro progetto universale: La Sublime Costruzione, una torre che raggiunge il cielo e che promette lavoro e benessere.

Gianluca Di Dio, scrittore, sceneggiatore, ma anche libraio e copywriter, ha tentato con questo romanzo di ricostruire la geneologia del desiderio del nostro recente passato.

Cosa si frappone tra la volontà di riscatto e la realizzazione di se stessi? La macchina sensoriale messa in moto e basata sul meccanismo dell’allegoria, – qui non in senso kafkiano di allegoria vuota, bensì consapevole del proprio ruolo di rappresentazione,- attraversa, trasfigurandoli, i decenni significativi del nostro recente passato. I “sonnivori”, ovvero i mangiatori di loto, sono gli anni ’70, con il richiamo all’utilizzo di droghe oppiacee; la coppia di giganti ipertrofici, ossessionati dall’esercizio fisico, dagli steroidi e dalle pose plastiche rappresentano la critica alla società della “fitnessmania”; e ancora la corruttrice prodiga non è altro che un’apostrofe agli anni ’90 e alla diffusione della pornografia . I piani di lettura si moltiplicano e si incastrano, regalando chiavi di lettura inattese e da scoprire.

Le cinque tappe – leggibili come falsi approdi- che i protagonisti trovano sul loro cammino, possono essere lette come sfide rispetto alla volontà di trovare il proprio posto, la propria dimensione. Di contro, sembra che ripercorrendo i momenti salienti del ‘900, ogni falso approdo corrisponda al tentativo da parte del destino, o meglio del mondo, di obliare l’ultima scintilla di desiderio e residua curiosità per la vita.

In questo viaggio metaforico che è La Sublime Costruzione, Di Dio fa uso degli incontri tra i personaggi per portare avanti il vero discorso distopico del romanzo: la concezione del lavoro nel mondo contemporaneo. La realizzazione di se stessi sembra, nell’ottica Di Dio, passare per la comprensione della propria singolare specificità, di contro a un ambiente di false promesse, di tuttologi pronti ad offrire lo scibile in cambio di fedeltà assoluta o annichilimento del desiderio stesso. Come, d’altro canto, recita lo stesso reclutamento della carovana:

Uomini e donne della città, LA SUBLIME COSTRUZIONE, il nostro progetto universale, ha bisogno di voi! La Sublime Costruzione darà lavoro a tutti, nessuno eslcuso! Ognuno potrà dimostrare le sue doti e le sue abilità! Questa notte alle 23 partirà l’ultima corriera per raggiungere il nostro cantiere perenne! E’ lultima occasione per riprendervi la dignità che vi spetta! Non perdetela: la fortuna è cieca, non saprebbe ritrovarvi ancora!

Una lettura fortemente consigliata. Un viaggio in un immaginario affascinante e frastagliato, reso con un linguaggio eterogeneo, a tratti babelico, e che fa di quest’opera una delle letture più interessanti degli ultimi tempi. Non a caso Voland, può vantare una serie di pubblicazioni invidiabili (vedasi gli ultimi due Premi Strega Europei)

«C’è una meta, ma non una via: ciò che chiamiamo via è un indugiare» scriveva Kafka in uno dei suoi aforismi più celebri: e se anche la meta non esistesse? Se non esistesse niente di più importante se non trovare, restringendo sempre di più, il proprio posto all’interno di una lunga storia che si ripete e si reitera, ancora e ancora, come un lungo sogno a cui aggrapparsi; come a una promessa che addipana mentre la volontà si fortifica.

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