Logos e Metis: intelligenza maschile e intelligenza femminile

Dal mito, alla filosofia alla società, l’uomo è stato metro di misura della costruzione del mondo occidentale. Persino la mente, il logos, è sempre stata considerata prerogativa maschile. Indagando nelle viscere del mito si incontra una nuova forma di intelligenza, che riprende il nome di una dea, oscurata dal fallocentrismo. Che sia quella l’intelligenza femminile?

Nel loro ultimo libro L’alba dei nuovi dei. Da Platone ai big data, Andrea Colamedici e Maura Gancitano indagano la nascita della filosofia ai suoi albori, quando il pensiero non era altro che “la voce del dio”, degli déi che parlavano direttamente con l’uomo, fino al dissolvimento di queste voci a vantaggio di un pensiero razionale e individuale con l’avvento di Platone e Aristotele. Tuttavia, come precisano nel libro, al giorno d’oggi questi déi hanno assunto una nuova forma, ma si rimanda alla lettura del testo per un approfondimento del tema. In un passo del libro, gli autori si focalizzano sulla statua di August Rodin, Il pensatore, come emblema del filosofo, il quale si impegna in un esercizio fisico-mentale.

L’uomo, in quella posizione tutta chiusa in sé stessa, si sta sforzando di comandare, dirigere i propri pensieri, e non si accorge che invece è lui stesso prigioniero dei pensieri.

Cita qui Andre riprendendo le parole di un insegnante di yoga ad un Festival della Filosofia a Roma, nel quale spiegava proprio come l’atteggiamento del “pensatore” fosse emblema dello sforzo del filosofo di focalizzarsi solo sulla mente, sul pensiero, piuttosto che usare mente e corpo insieme, concentrato in una riflessione si potrebbe quasi definire egocentrica, solitaria.

Più avanti, nella descrizione della statua, Colamedici e Gancitano asseriscono come essa sia l’esatta “incarnazione” di un fatto molto eloquente, cioè che colui che viene ritratto seduto a pensare è un uomo: «La filosofia è nata in una società, quella della meravigliosa Grecia classica, maschilista e misogina». Le donne non facevano parte della pura e incontaminata attività filosofica, se ne riconosceva uguaglianza morale, tuttavia, come affermano più avanti le donne  «rappresentavano l’incarnazione perfetta dei pericoli principali che minacciavano il pensiero razionale e logico: l’intuizione, l’immaginazione e l’emozione», ovvero tutte quelle qualità che non appartenevano al logos, l’unica intelligenza che conta nel raziocinio filosofico, l’unica che viene riconosciuta, tanto che la donna ne è priva. Jean Cocteau, scrittore e poeta dell’avanguardia francese affermò così:

Ci sono tre misteri che non sono mai riuscito a capire: il flusso e il riflusso delle maree, il regime politico delle api e la logica femminile.

Se ne potrebbero citare tanti altri, a dimostrazione che la donna è sempre stata descritta come un essere che sfugge alle logiche razionali dell’intelligenza maschile. Posto che il logos è considerato l’intelligenza maschile per eccellenza, si potrebbe parlare di un’intelligenza femminile? Partendo dall’ottica femminista del pensiero della differenza, secondo il quale la donna è altro rispetto all’uomo, e che sinora è stata cancellata nella storia come soggetto e vista solo come oggetto, dipendente e subordinato, si andrà a ritroso riprendendo un mito greco dando spazio e voce ad un personaggio poco conosciuto nel corollario della cosmogonia: la dea Metis. Di lei ce ne parla soprattutto Eva Cantarella nei suoi numerosi libri sulla società greca e il mito. La introduce partendo sempre da uno sguardo maschile, ovvero quello di Ulisse, colui che ha tenuto in scacco i Troiani grazie al suo cavallo, ed è proprio la sua astuzia che viene definita metis. Ma la metis non è solo astuzia, ha una storia tutta sua.

Ella era la prima moglie di Zeus, ancor prima di Era, donna di straordinaria intelligenza, ma non possedeva la logica astratta del logos, che era prerogativa degli uomini, «le donne potevano al più avere una forma di intelligenza concreta, pratica, che nasceva dall’esperienza e dall’astuzia», cioè la metis, che prende il suo nome. Dopo aver aiutato Zeus a detronizzare il padre Crono facendogli bere un potente intruglio, ella rimase incinta. Zeus era a conoscenza del fatto che il figlio o la figlia che avrebbe dato alla luce sarebbe stato in grado si spodestarlo, così, ancora gravida, inghiottì Metis, inglobando così l’intelligenza della moglie. Quando arrivò il momento della nascita, Zeus si fece spaccare in due la testa da Efesto, e dalla ferita del suo cranio nacque Atena. Da quel momento in poi di Metis non se ne parò più se non come forma di intelligenza altra, un’intelligenza che secondo Cantarella non classificava, non faceva categorie, bensì «frutto dell’esperienza, e della riflessione, volta a perseguire obiettivi concreti, raggiunti spesso per vie indirette e tortuose». Consisteva nella «capacità di usare trucchi e stratagemmi, di inventare astuzie e insidie», come l’astuto Ulisse, il massimo emblema della metis. Un uomo. Quindi, ancora una volta, di fronte ad un furto. Metis viene cancellata letteralmente dalla storia, e “inglobata” dall’uomo per l’uomo. Se applichiamo il pensiero della differenza, la metis è la più grande espressione dell’intelligenza femminile, proprio perché nasce da femmina. Un’intelligenza che fa paura all’uomo, ma che se usata a suo modo può salvare e creare meraviglia. E nominiamola, per far riemergere, diamo voce a quella che ancora una volta è stata cancellata dalla Storia.  


Fonti:

Maura Gancitano, Andrea Colamedici, L’alba dei nuovi dei. Da Platone ai big data, Mondadori, Milano, 2021.

Eva Cantarella, L’amore è un dio. Il sesso e la polis, Feltrinelli Editore, Milano, 2007.

Eva Cantarella, Itaca. Eroi, donne, potere tra vendetta e diritto, Feltrinelli Editore, Milano, 2002. 

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