“Nessun paesaggio si riflette”. Due poesie di Arai Takako.

Introduzione e traduzioni a cura di Edoardo Occhionero

Illustrazione generata da Wombo Dream con estratti dalle poesie di Arai Takako

È il marzo 2011 quando, a pochi giorni di distanza dal terribile terremoto che ha scosso la terra del Tōhoku, si verifica il meltdown del terzo reattore della centrale Daiichi di Fukushima. Di fronte alla catastrofe non ha tardato nemmeno la risposta della poesia (perché, in fondo, la letteratura nasce anche in simili circostanze: basti pensare alla testimonianza in versi sulla bomba atomica da parte di Kurihara Sadako, o a quella di Ishimure Michiko sul disastro chimico di Minamata del 1956).  

In simili tentativi di documentazione della realtà, rientra anche Letti e telai (2013) di Arai Takako che, protesa con uno sguardo sconcertato sui resti di una terra devastata, si domanda che cosa valga la pena recuperare, talvolta trasformando il sarcasmo in una caustica critica verso coloro che detengono le responsabilità dell’incidente. Così la scarpa spaiata di katahō no kutsu diventa metonimia di migliaia di cadaveri trascinati a riva dalla corrente, e in Galapagos il paesaggio spettrale e tossico della centrale nucleare si contrappone all’eden terrestre rappresentato dall’arcipelago equadoregno del titolo. 

Poche voci all’interno del panorama della poesia giapponese si distinguono per la loro esplicita posizione di impegno civile e di anticonformismo. Tra queste c’è quella di Arai che presenta un Giappone diverso da quello dei ciliegi in fiore o delle rane che saltano nei vecchi stagni. È un Giappone che si preoccupa più dello “tsunami di recessione” che della salvaguardia dei propri cittadini, è il Giappone del kaso (esodo dalla campagna) e dello shōshi (calo della natalità).

Lo smascheramento della nazione idilliaca avviene attraverso un uso plastico e a volte sperimentale della lingua giapponese. Itō Hiromi al riguardo scrive: “[…] non conosco nessun’altra donna che ha avuto così successo nel trovare una lingua indigena [土着的なことば], affilandola con precisione chirurgica, e usandola per parlare con una voce così vivida”. Arai infatti torce il verso fino al massimo livello di espressività (si vedano, per esempio, l’associazione “nerume/Uniqlume” e le numerose rime in –bō). È poi consuetudine imbattersi in frammenti dialogici, in inflessioni dialettali e in tecnicismi del linguaggio settoriale, con l’intenzione di amplificare il raggio di azione della poesia. Un altro strumento di riverberazione – impareggiabile – è l’adozione e la coniazione di omofoni/omografi (come la coppia 中性子 e 中精子 (chūseishi) in cui il primo designerebbe sia il neutrone sia la persona intersex mentre il secondo rappresenterebbe un hapax, in quanto è attestata unicamente la forma 精子, “spermatozoo”).

*
Arai Takako (新井高子,1966 –), originaria della prefettura di Gunma (più precisamente della città di Kiryū, famosa per la produzione di stoffe), attualmente abita a Yokohama ed è professoressa associata dell’Università di Saitama dove insegna lingua giapponese agli studenti internazionali. Tra le sue opere si menzionano Haō bekki (“Vita separata del sovrano”, 1997),  Tamashii dansu (“La danza dell’anima”, 2007) – per cui è stata insignita del Premio Oguma Hideo –, e Betto to shokki (“Letti e telai”, 2013). Nelle sue raccolte poetiche non mancano i riferimenti autobiografici all’infanzia trascorsa nella fabbrica di tessuti del padre, e in particolare alla condizione di vita e al lavoro delle donne. Per anni, dall’inizio delle politiche di modernizzazione post-bellica, l’occupazione nell’attività tessile è stata di esclusivo dominio femminile, fino all’esternalizzazione in paesi in via di sviluppo avvenuta verso la fine del secolo scorso. I versi di Arai ripercorrono quindi il declino del paesaggio industriale, si affacciano sulle numerose mani che hanno continuato a compiere i gesti consueti anche dopo la chiusura della fabbrica. Perché questa ha forgiato le loro vite.


Da Letti e telai (2013)

片方の靴

紅いひなげしが咲いていました

浜辺に、

片方だけ、皮靴が打ち上げられておりました

縛ったままの靴ひもでした

.

花びらのあさつゆを

ひなげしが 身をしならして垂らしたら

息づきます、かすかに、

精いっぱい振りこぼしたら

あけようとする、

目ぶたを

泥靴が、

.

古井戸のように深い目に、

おそらく

景色は映っていない

記憶さえ

ぐっしょり濡れて、

ひなげしは さすってみるほかありません

葉を伸ばし

胸のような靴の甲を、

 –––––   砕くことはできないよ、波も 

    流せない

    すりへった踵と

    皺が、

    たぐり寄せるのです、

   はぐれたひとの眼ざしを

 浜辺まで、

ひなげしが覗きこめば

いっそう透きとおり、

井戸の底に

小魚の背びれのような、火が、

.

  –––––   消せないさ

     存在のおくの、正直なほそい光は

     海もまた、

     巨きな瞳だから、

.

    あのとき

   うるんで疾走しながら、

  怒濤しながら

 どんな光を放ったか

沖へ、

飲まれていく、もう片方は

.

   –––––   かこうとする、ひと輪の

      蒼い火を、

      見たでしょうか

      いわしの群れの目が、

.

また揺れてるね

いいえ、

.

風だよ

裸のひなげしが立っていました

花びらを、

井戸に降らして

.

へその緒なのです

靴ひもの

その先は、

つかもうとする瞳の底まで

.

這って、

*

La scarpa spaiata

Il papavero rosso è in fiore,

Sulla riva,

Spaiata, solo una scarpa di pelle trascinata dalle onde,

I lacci ancora annodati

.

Mentre il papavero si flette sgrondando

La rugiada dai petali,

La scarpa imbrattata  

Tira un sospiro, leggero

Mentre il fiore si scrolla,

La scarpa apre 

Le palpebre

.

In occhi profondi come un vecchio pozzo

Forse 

Nessun paesaggio si riflette

Perfino la memoria

È bagnata fradicia,

Al papavero non resta     allungate le foglie,

Che accarezzare  

Il dorso della scarpa, ora simile a un torace 

.

             –––––  Non puoi rompermi! Neppure le onde

                         Riescono a trasportarmi

                         Col mio tacco logoro

                         E le grinze,

                 Riavvolgono lo sguardo

         Del bambino che l’ha persa di vista

Fino alla riva,

Se il papavero sbirciasse 

Nel letto del pozzo

Vedrebbe un fuoco ancora più trasparente

Come la pinna dorsale di un minuscolo pesce 

.

              –––––  Il mare non può spegnere la luce 

                          Integra e sottile, dal fondo della mia esistenza

                          Perché il mare

                          È un enorme pupilla

.

                    Quale luce deve aver emesso 

         In quel momento

Velata di lacrime, mentre procedeva

Verso il largo,

E infuriava la burrasca,

Inghiottita, già spaiata

.

               –––––  L’anello di fiamma verde

                           Disegnato attorno ai miei occhi

                           L’avrà visto 

                           Il banco di sardine? 

.

Ondeggia ancora il papavero

No

È il vento

Nudo, sta in piedi

Facendo cadere i petali

Nel pozzo

.

La punta del laccio 

È un cordone ombelicale

A cui il bambino prova ad aggrapparsi

Fino al fondo delle pupille

.

Striscia giù


ガラパゴス

茶飲みばなしだろ!、景気って
お伽ばなしだよ!、株相場は
やらかしてよ、
  もっと、揶揄化してよ
うんざりだね
黒づくし、ユニクロづくしは

台なしだよ!、エロスが
出しっぱなしだろ!、タナトスを
いかしてよ、
  もっと、異化してよ
ケータイの 引っきりなし、
マイクロソフトの 人でなしに

   –––––  着さしてもらえて なかったんじゃアありませんか?
      国民服しか、
      震災のずっと前から
      わたしたち、
      不況という 津波 ばっかし恐怖して、

防護服です、
ソレは
打たれ強いのです、
高波に
6メートルまで 耐えられます
いいえ、
水着 と言っちまおうか
冷たいグローバル
グロテスクなグローバリズムの 胎内で
溺れそう
リーマンに、
サラリーマン
欲しがりません
申しません
もう しません、やりません
女子も、男子も、中性子
生殖しない ユニセックス
   ほら、
  分裂する、
 中精子は、
なかなか融合しないんです、って

放りっぱなしだろ!、核分裂も
野ざらしだぞ!、原発ドームの 胎内も
燃料棒が、安全帽が、卵細胞が、けちん坊が、どろぼうが、
冷房が、暖房が、
赤ンぼうが、仏(ほとけ)ンぼうが、大海原に浮かぼうが、叫らぼうが、
原子炉建屋がぶっ飛ぼうが、
堤防が、陰謀が、官房が、
 アンビリーバボーが、
 インクレディボーが、
東電が、
  ユニクロ着込んで
 防御する、
津波

  コンドームで
 発電する、
半減期
で いいのか?

わたしたち

*

Galapagos

Un discorso da bar, l’andamento del mercato!

Delle favolette, le quotazioni in borsa!

Avanti, fallo!

                       Deridili ancora di più!

Ne ho abbastanza

Di tutto questo nerume, di tutto questo Uniqlume

Rovinato! Eros

Trascurato! Thanatos

Resuscitali!

                    Scomponili ancora di più!

Questi cellulari incessanti

Questo Microsoft disumano

.

–––––  Ciò che ci avete fatto indossare      non erano forse

            Le nostre divise nazionali?

            Prima del terremoto

            Noi

            Terrorizzati solo dallo     tsunami     di recessione 

.

Questa

È la nostra tuta protettiva

La nostra resistenza

Ai cavalloni

Alti 6 metri     sopportiamo

No

Non è più    un costume da bagno?!

Sembra annegare

Il freddo globale

Nel grembo   del grottesco globalismo 

Alla Lehman Brothers

I salarymen

Non vogliono nulla

Non dicono nulla

Non fanno nulla, non fanno più nulla

Ragazze, ragazzi, non-binary

Nessuna procreazione          unisex

                    Ecco

          La divisione 

    Dicono che non si fonderanno

Gli spermio-neutroni

.

Sono stati abbandonati a loro stessi! Anche la cariocinesi

Lasciata esposta! Pure il ventre del reattore, 

La barra combustibile (nenryōbō), gli elmetti antinfortunio (anzenbō), 

                       [gli ovociti (ransaibō), gli spilorci (kechinbō), i furfanti (dorobō),

gl’impianti di condizionamento (reibō), i termosifoni (danbō),

Gl’infanti (akanbō), i defunti (hotokenbō),  

                       [che affiorano sul grande oceano (ukabō), lì lì per gridare (orabō),

L’edificio di contenimento divelto (buttobō),

I frangiflutti (teibō), i complotti (inbō), il segretariato (kanbō),

Unbelivabō

Incredibō

La TEPCO

             Indossa il suo Uniqlo

        A baluardo

Dello tsunami

.

         Nel dome 

Si produce energia elettrica

Nei nostri condom

C’è mezza vita

È abbastanza?

.

Noi


1 commento su ““Nessun paesaggio si riflette”. Due poesie di Arai Takako.”

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