Transizione digitale come cura per i piccoli borghi. Palin parla con Angelo Mattia Tibaldero, presidente de ‘La Grande Occasione’

Innovazione, transizione digitale, PNRR, ripartenza e digitalizzazione sono parole che oggigiorno riempiono i nostri notiziari, talk show e social media. Purtroppo, spesso restano parole vuote per i più poiché trattate generalmente in maniera molto eterea, come se fosse qualcosa che non toccasse direttamente noi cittadini.

Luca Speziale ha intervistato un giovane intraprendente che da queste parole ha tirato fuori un’idea di sviluppo alquanto innovativa: si tratta di Angelo Mattia Tibaldero, il quale vuole aprire i piccoli borghi italiani ad un target composto da freelance, nazionali e internazionali, nomadi digitali e lavoratori da remoto, andando a curare la piaga sociale dell’abbandono dei borghi storici, attraverso la trasformazione di questi in distretti digitali.

Mai sentita l’espressione Think global, act local ?  Ecco, è proprio questo il motto e la filosofia dietro al progetto La Grande Occasione (LGO), del quale Angelo è presidente.

Che cos’è LGO e perché è nata?


‘La Grande Occasione’ è un’associazione che si propone di contrastare lo spopolamento dei borghi italiani attraverso le energie di studenti, professionisti e cittadini. Ci occupiamo dello sviluppo di progetti che ricadono nell’innovazione, arte, cultura e turismo sostenibile. Con la progettualità di LGO diamo valore ad alcuni princìpi: la partecipazione dei cittadini allo sviluppo del proprio borgo, la coesione intercomunale, lo sviluppo di competenze per studenti e giovani. Al momento collaboriamo con una quarantina di borghi piemontesi e un comune campano, Montesano sulla Marcellana.

Perché i borghi dovrebbero digitalizzarsi?

Ribalto la domanda: perché non dovrebbero? La tendenza globale verso una società più digitalizzata è chiara. Se i borghi italiani vogliono sopravvivere non possono che abbracciare il tema. Concentrandoci sul locale, poi, si intravedono facilmente i vantaggi che un piccolo comune può conseguire da questa trasformazione: nuovi servizi, inediti flussi di persone (vedasi nomadi digitali e smart worker), una ritrovata capacità attrattiva e, infine, maggiore competitività delle proprie imprese. Credo che ci sia ampio consenso su questo punto.
Opinioni divergenti, piuttosto, sorgono quando si passa a discutere del modo in cui applicare la transizione digitale a un borgo. Alcuni credono che sia sufficiente portare una veloce connessione e lasciare che le cose procedano da sé. A me invece piace pensare che sia necessario osare di più, per esempio sviluppando progetti di digitalizzazione, avviando una discussione pubblica sul tema o istruendo i cittadini alla consapevolezza digitale. 

Quali progetti avete in cantiere attualmente? 

Al momento stiamo sviluppando tre progetti ma nei prossimi due mesi apriremo ulteriori cantieri progettuali. ‘Monferrato Distretto digitale’ è sicuramente l’asse centrale della nostra azione e la sfida più ambiziosa che siamo chiamati ad affrontare. Si tratta, in un orizzonte decennale, di trasformare i nostri borghi monferrini in case accoglienti per nomadi digitali e smart worker; conseguenza e premessa di questo sviluppo è dunque un accelerato sviluppo digitale del territorio. Infine, ci stiamo occupando della valorizzazione della Cupola di Camagna, straordinaria per bellezza e particolarità, e della promozione del territorio attraverso alcune pagine Instagram (Village of …) . 

Quali sono gli obiettivi nel breve, medio e lungo termine? 

Sicuramente l’obiettivo che racchiude tutti gli altri è il ripopolamento dei piccoli comuni italiani, di certo non raggiungibile nel breve termine. Per raggiungerlo, però, occorre rendere questi territori dinamici e ricchi di opportunità. Da cittadino di un borgo in declino sono conscio della mancanza di stimoli sul nostro territorio. Proprio per ribaltare questa situazione abbiamo in cantiere i progetti prima menzionati. Alcuni, come il Distretto, si pongono come sviluppi di medio termine. Altri , come la Cupola di Camagna, sono localizzati e di brevissimo termine. Rimaniamo speranzosi.


La Grande Occasione è sicuramente un progetto molto interessante che potrebbe veramente mutare il tessuto sociale del nostro territorio ed essere fonte di ispirazione per progetti simili. 

La domanda sorge spontanea: potrebbe essere LGO la cura che i piccoli borghi italiani stavano aspettando

2 commenti su “Transizione digitale come cura per i piccoli borghi. Palin parla con Angelo Mattia Tibaldero, presidente de ‘La Grande Occasione’”

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