Libri e storie come cura dell’anima. Palin parla con Elena Molini, ideatrice della Piccola Farmacia Letteraria

Chi dice che i libri non possano essere talvolta la cura migliore di cui abbiamo bisogno?

C’è chi come Elena Molini ha fatto della biblioterapia un lavoro. E una farmacia letteraria.
Ebbene sì: a Firenze, in via di Ripoli 7/r, esiste una libreria-farmacia dove si può trovare la cura per vari stati d’animo. Dalla tristezza all’ansia, dall’amore all’autostima fino alla riscoperta di sé, è pressoché impossibile non trovare il libro e la storia giusti per il nostro stato d’animo. Le richieste ricevute sono svariate e l’idea ha avuto il suo meritato successo, creando una rete di connessioni emotive tra persone in tutta Italia.
Ma com’è nata l’idea?

Salvatore Bruno ha parlato proprio con Elena, la fondatrice della Piccola Farmacia Letteraria.

La Piccola Farmacia Letteraria nasce dalla consapevolezza che un libro e una storia possano fare da farmaco all’anima.
Qual è stato il libro che ti ha fatto dire ciò? E in che contesto nasce l’idea?

L’idea viene fuori dalla mia precedente esperienza in una libreria di catena della grande distribuzione, dove talvolta capitava che mi venissero chiesti consigli su stati emotivi. L’ispirazione poi mi è venuta parlando con mia sorella, che è psicologa, e con un’amica.
Da quel momento in poi ci siamo messe all’opera e oggi eccoci qui, tutte soddisfatte.
Senza dubbio, i libri e la letteratura hanno avuto un ruolo vitale in questa idea e infatti non c’è solo una storia che mi ha ispirato. Tra questi, i primi due romanzi utili per momenti di particolare emotività sono stati Avviso ai naviganti di Annie Proulx e il romanzo di Paulo Coelho Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto, letto in giovane età. E poi vari altri, troppi da elencare.

I libri nella PFL sono catalogati in base a quasi 80 tra emozioni e stati d’animo e sono accompagnati da un bugiardino che realizzate voi stesse, nel quale si può leggere la posologia, le indicazioni terapeutiche e gli effetti collaterali, proprio come fosse un farmaco.
Qual è lo stato d’animo per il quale consigliate maggiormente una cura? E come nasce un bugiardino?

Dipende, è qualcosa che va molto a periodi. All’inizio andava per la maggiore la richiesta di una cura letteraria al mal d’amore, poi per l’autostima, durante la pandemia, ovviamente, per l’ansia. In generale però vanno tantissimo le richieste per la realizzazione personale e per la paura del futuro.
Il bugiardino è il frutto di riunioni periodiche, un lavoro collettivo e corale. Tutte noi leggiamo molto, poi parliamo e ci confrontiamo su quello che abbiamo letto, quindi il bugiardino viene creato in base ai protagonisti delle storie o a varie altre cose. 

In questi anni siete riuscite a creare una community molto viva, tanto a Firenze quanto in tutta Italia grazie al web.
L’ascolto, la vicinanza e il rapporto con gli altri è il motore principale della PFL, quindi immagino che la vostra idea di biblioterapia abbia curato molte persone, specie durante il periodo pandemico, che a loro volta vi hanno raccontato opinioni e storie per eventuali, ipotetici romanzi.
Com’è andata?

È andata davvero bene, anche perché ci siamo spostate tanto sui social e sul web in generale, e questo ha aiutato moltissimo il nostro lavoro anche a distanza. Sul nostro sito ad esempio c’è l’opzione ‘Come ti senti oggi?’ e in base a quella mandiamo consigli a cura delle nostre psicologhe. Ogni acquisto sul sito riporta un messaggio, in più abbiamo messo a disposizione di chiunque delle frasi immediate che possano aiutare le persone a capire le proprie emozioni. Ci è bastato semplicemente reinventarci e adattarci alla situazione. 

A proposito di persone e storie, vi è mai capitato di dare la ‘cura sbagliata’ e generare effetti indesiderati? In generale, qual è l’aneddoto che raccontate con più piacere?

Beh sì, è potuto capitare di aver dato una cura sbagliata! Noi naturalmente cerchiamo sempre di trovare la cura giusta per la persona giusta, anche se spesso non piace come è scritta la storia. Questo ci fa dire che bisogna prestare molta attenzione agli autori che si leggono, perché è molto importante il modo e assecondare i gusti.
Di aneddoti piacevoli ce ne sono stati tanti. Il primo a cui penso è quello di un ragazzo che è venuto a ringraziarci di persona perché, grazie al nostro consiglio, aveva rimediato e fatto pace con un’amica. Pensa quanti ce ne sarebbero da raccontare ancora!

Nel 2020 e nel 2021 hai pubblicato due libri per Mondadori ispirati proprio alla tua idea. Sono a loro volta due libri-cura?

Sicuramente sì. Il primo si chiama La Piccola Farmacia Letteraria ed è proprio sulla storia di come è nato il nostro progetto, anche se Blu, la protagonista, è più giovane di me. Sono entrambe storie di oggi, con persone e progetti. Uno stimolo.
Il secondo si chiama Piccola libreria con delitto. È un giallo ma anche questo, come il precedente, è un libro sull’amicizia che parla di affetti. Credo molto nell’amicizia come valore, perché è qualcosa che rimane una storia personale quando non hai altro.

La PFL è per certi versi un’idea ‘rinascimentale’ della cultura e forse non è un caso che sia nata proprio a Firenze.
Pensi possa essere da esempio per altri progetti simili?

Se da un lato è un progetto legato alle persone e alle città, dall’altro è molto adatto alla città di Firenze, motivo per cui credo sia un po’ difficile replicare l’idea in altre città. È un’idea nuova, nata completamente qui.
Io sono ligure, di La Spezia, ma sono rimasta a Firenze anche dopo gli studi proprio perché c’è un clima culturale che mi ha permesso di portare avanti la mia idea. Poi dipende, ogni caso è specifico: portarla altrove è difficile per me e per noi tutte ma chissà, magari altri riescono in altri modi.

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