Palin: la reazione del sommerso

reazióne s. f. [der. di reagire, secondo il modello del rapporto agire-azione]. – Azione che si oppone ad altra azione. Da questo sign. centrale e generale si articolano i varî sign. che la parola assume nell’uso comune e come termine di molte scienze e tecniche. 1. Nell’uso comune: a. L’atto o il comportamento con cui si reagisce, si risponde a un’offesa, a una violenza, a cosa che si ritiene non giusta

La reazione dei nostri tempi è qualcosa di difficile da definire. Negli ultimi mesi l’impressione generale sembra quella di non aver un punto preciso di direzione, come quando si entra in galleria; o quando si è disperatamente alla ricerca di qualcosa e pur scavando non si va mai oltre uno spesso strato di superfici. Ma siamo anche all’interno di una strana congiuntura storica, la quale vede il termine Reazione porsi come una categoria su cui è urgente riflettere. Il soggetto riposizionato dei nostri tempi produce una ridistribuzione in senso più democratico della stessa possibilità di esprimersi e parlare.

To speak’, in questo senso, vuol dire ‘agire’ in uno spazio di segni sociali riconosciuti e riconoscibili (oltre che interpretabili). Assistiamo, d’altra parte, a una collocazione incerta che origina un sentimento di perenne sospensione, identità ambigue e multiple, propense allo straniamento sociale e alla lontananza dagli incidenti quotidiani, che ribadiscono nella condizione di ‘straniero’ un’ineluttabile colpevolezza, anche in chi appare perfettamente integrato.

È nelle pieghe e nei grumi della Storia, che possiamo trovare tutte quelle micro-storie (con la s minuscola e che unite formano la vera Storia) i cui echi e rimandi riescono a restituire esempi di reazioni e rifiuti, ribelli portatori di un riesame storico dei propri modelli, per migliorarli.

A questo proposito, sull’emersione di nuove voci, portatrici di un riesame storico-culturale, pronte a sfidare le coordinate delle topologie affermate, Derobertis[1] ha scritto che più che parlare di una rimozione del passato, si dovrebbe intendere l’argomento come una «forma di disseminazione ignorata ma capillare di ricordi privati e di memorie di singoli gruppi che non hanno avuto accesso o voce nel discorso pubblico» , la quale è altamente pervasiva nella storia coloniale e post-coniale italiana ad esempio.

Con tutta probabilità la Reazione che abbiamo davanti, scoglio o iceberg il cui semplice tocco potrebbe affondare la nostra nave, o meglio barcone, di certezze, si configura come qualcosa di difficile e poco semplificabile. La stessa comprensione del nostro presente, e l’eterogeneità costitutiva che lo caratterizza, sono stati passaggi cruciali e che abbiamo tentato di cogliere.

Analizzando le parti sociali chiamate a prendere coscienza delle nuove possibilità di esprimersi, noi di Palin ci siamo interrogati sulle opportunità inedite di esprimersi del subalterno, le sembrano possibilità oggi non troppo lontane dal realizzarsi.

Perciò, noi di Palin, con le nostre microvisioni del reale, abbiamo cercato di cercare, studiare, analizzare le varie possibilità di reazione, rifiuto, cambiamento che l’attuale congiuntura storica sembra suggerire. Quel processo di livellamento preconizzato all’inizio degli anni Duemila, non si è concluso nella costrizione di uno spazio planetario ‘liscio’. Al contrario, esso si configura come un insieme di processi complessi e contradditori, in cui la riorganizzazione del mercato mondiale come ambito di riferimento delle operazioni fondamentali del capitale è costretta a misurarsi con molteplici resistenze e attriti, i quali danno luogo a una profonda eterogeneità di formazioni spaziali, economiche, politiche, sociali e culturali.

Un insieme di temi trasversali: la crisi della forma moderna di stato a fronte dei processi globali contemporanei, le tensioni a cui vengono sottoposti concetti politici fondamentali (per esempio quello di cittadinanza), il rilievo costitutivo dei movimenti migratori e più in generale delle pratiche di mobilità per il mondo in cui viviamo, l’esigenza di ripensare la categoria di ‘forza lavoro’ ( e il problema della sua ‘produzione’), lo spiazzamento dello sguardo rispetto alla centralità indiscussa dell’Europa e dell’Occidente, la nostra stessa capacità di percepire uno spazio aggregativo di contro all’emergenza sanitaria.

Questi e altri temi sono indagati da Palin con un metodo che punta a far emergere le formidabili tensioni che segnano l’attuale congiuntura storica a livello mondiale, puntando sulle inedite risposte delle resistenze, delle reazioni e delle tensioni locali, come capaci di rimettere in gioco lo schematismo immobile dei nostri tempi.


Note:

[1] Derobertis, Roberto (a cura di), Fuori centro, Percorsi postcoloniali nella letteratura italiana, Aracne, Roma, pp. 57

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