Muri di visioni e deviazioni di sguardo

Dalle mura dell’antica Roma fino al muro di Tijuana passando per Berlino. Superare anziché separare, costruire barriere invece di distendere ponti, rende impossibile la visione del diverso e la conseguente creazione di nuovi sguardi sulla realtà.

Sic deinde, quicumque alius transiliet moenia mea.
(Così finirà chiunque altro oltrepassi le mie mura)

Con queste parole lo storico Tito Livio narra dell’uccisione di Remo da parte di Romolo, che sarebbe stato provocato dal fratello, reo di aver scavalcato le mura da lui appena erette. In questa storia, il muro rappresenta la perfetta materializzazione di una linea immaginaria di confine fra la vita e la morte. Un monito rivolto a chiunque giunga al suo cospetto, come a significare «puoi provare a superarlo, non è detto che tu ce la faccia e se così sarà, decreterai la tua fine».

Questo è stato l’esatto destino, tutt’altro che casuale, di circa 200 persone che hanno perso la propria vita nel tentativo di scavalcare un conglomerato di calcestruzzo armato, che con i suoi 155 Km di lunghezza ha separato la Germania dell’Est da quella dell’Ovest per ventotto anni. Il muro di Berlino, issato nella notte del 13 agosto 1961, era stato concepito dalle forze socialiste sovietiche, che occupavano la parte occidentale della città, come unico strumento in grado di frenare la fuga di cittadini verso la parte orientale sotto il controllo delle potenze americane, francesi e inglesi. Un ostacolo che impediva qualsiasi visione e inibiva ogni possibile mobilità. Dal punto di vista strettamente ideologico, il muro venne utilizzato per impedire agli sguardi dei cittadini dell’Est di giungere al confronto con una realtà differente: una Germania diversa e una sua relativa visione non erano possibili, poiché l’unica opzione contemplata era quella già in vigore. Bloccare questa possibile visione era funzionale a consolidare la propria forza e identità attraverso la negazione di una realtà socio-politica differente. In questi termini Hegel, nell’Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, ritiene che ogni cosa sia definita dal suo stesso limite non potendo spingersi oltre.

Alla base della costruzione del Muro di Berlino vi è in primis una repulsione per il diverso, la paura che un differente sguardo sul mondo possa affermarsi e la conseguente necessità di affermare e cristallizzare il proprio potere. Nel periodo antecedente la sua costruzione, la città era caratterizzata da un incessante flusso di cittadini dell’Est che aspiravano a migliori condizioni sociali migrando verso la parte orientale; una mobilità bruscamente interrotta, dopo la quale da quel 13 agosto in poi avrebbe regnato esclusivamente la staticità.

A presidio di questo immobilismo furono dislocati alcuni militari lungo le mura, pronti a far fuoco su chiunque avesse provato a varcare quel confine anche solo con lo scopo di rivedere e stringere a sé i propri cari. E questo proseguì fino al 9 novembre del 1989, quando il Partito di Unità socialista di Germania (SED) decise di consentire ai berlinesi dell’Est in possesso di appositi permessi di varcare il confine, con la conseguente apertura dei posti di blocco. Appresa la notizia, una folla di gente si riversò lungo il confine, superando lo stesso e riuscendo a ricongiungersi con i propri affetti.

Evidentemente, per l’ideologia che rappresenta, il muro non può essere superato pacificamente o semplicemente, per così dire, messo da parte. Essendo la manifestazione di uno specifico concetto, il suo venir meno è possibile solo in termini di distruzione, di caduta: questo, nella misura in cui la sua scomparsa segna anche la fine del potere che lo ha eretto. Il muro come barriera rappresenta di fatto il mezzo principe utilizzato dall’uomo per la realizzazione di specifici obiettivi, che sono fra di loro differenti a seconda delle circostanze dei singoli casi concreti. In termini assai generali si potrebbe far riferimento a una funzione di contenimento e blocco dei flussi di spostamento umani: così è stato nell’esperienza tedesca e lo stesso può dirsi a proposito del muro di Tijuana. Noto alle cronache come il muro al confine fra Messico e Stati Uniti, è stato utilizzato a partire dagli anni Novanta come metodo per arginare il carico migratorio degli indocumentados messicani verso il territorio americano[1].

Piuttosto che analizzare le cause alla base di un fenomeno assai complesso come quello migratorio, e proporre di conseguenza soluzioni in ambito politico, sociale e culturale, in questi anni si è sempre cercato di arginare il problema, quasi a volerlo nascondere. Si potrebbe pensare a un caso isolato, quasi a una nota folkloristica di quel territorio, se non fosse che una statistica[2] riporti il fatto che, a partire dagli anni Duemila in poi, siano stati costruiti ventotto muri; un dato, questo, che potrebbe sembrare sorprendente date le tensioni universalistiche cui ogni essere umano è ad oggi sottoposto.

Nella società contemporanea, l’immagine del muro diviene lo strumento per sintetizzare la tensione che si viene a creare fra un mondo sempre più interconnesso fra le proprie singole regioni e le spinte nazionalistiche di alcuni territori. In tal senso si andrebbe a riprendere l’impostazione per cui una possibile mobilità, non solo propriamente fisica ma anche di sguardi, possa rappresentare un pericolo per la definizione dell’identità nazionale, una minaccia da stroncare sul nascere.
Così, la costruzione di barriere anziché di ponti è sintomatica della necessità di impedire un confronto fra concezioni differenti dei vari aspetti della vita, nel tentativo di imporre una visione unica e uniforme della realtà, in una prospettiva nella quale ciò che è diverso semplicemente non esiste.


Fonti:
[1] In un’inchiesta del 2016 il quotidiano «la Repubblica» analizza nel dettaglio questo fenomeno.
[2] D. Carter, P. Poast, Why do states build walls?, 2015
G.W.F. Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, 1817
Tito Livio, Ab urbe condita, fra il 27 a.C. e il 14 d.C.
https://journals.sagepub.com/doi/10.1177/0022002715596776 
https://journals.openedition.org/estetica/2167 
https://www.fattiperlastoria.it/storia-costruzione-caduta-muro-di-berlino/ 
http://www.giornidistoria.net/il-crollo-del-muro-di-berlino/ 

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