Il frammento B123 D-K di Eraclito di Efeso: quando la natura si nasconde

Un brandello di testo dal VI-V secolo a.C. offre una finestra sulla sacralità della ‘natura’ nella filosofia greca degli esordi.

Le declinazioni del pensiero degli antichi a proposito del concetto di ‘natura’ sono infinite e complesse. Converrà chiamarla Φύσις, sia per spingersi sino all’«enigmatico avvio del pensiero occidentale» sia per limitare il ‘tradimento da traduzione’, come ebbe già modo di spiegare a suo tempo Martin Heidegger. E converrà anche mettersi alla prova con un po’ di filologia applicata.

Punto di partenza di questo breve viaggio è il poeta latino Lucano (39-65 d.C.), autore di un Bellum Civile, poema in dieci libri sulla guerra fratricida che oppose Cesare e Pompeo. Nel descrivere il corso del Nilo, al v. 271, Lucano esplora una sua caratteristica, già nota dall’antichità: «vincit adhuc natura latendi» («ma ancora prevale la naturale facoltà [del Nilo] di nascondersi»).

Sebastiano Timpanaro (1981), nel tempio della filologia classica italiana, avanzò l’ipotesi di una corruzione della tradizione di questo verso: in sostanza riteneva accostamenti e grammatica assai forzati. Si risolse di correggere latendi in latendo, così da ottenere: «la natura vince ancora con il nascondersi», a suo parere migliore per senso e frutto di una correzione ‘economica’, come si direbbe in gergo. 

Lo spiraglio aperto da Timpanaro conduceva direttamente a un detto del filosofo Eraclito, vissuto tra VI e V sec. a.C. (immagine di copertina, nella rappresentazione del pittore barocco Johannes Paulus Moreelse): φύσις κρύπτεσθαι φιλεῖ (frg. B123 D-K), «la natura ama nascondersi». La Φύσις su cui tanto a lungo si interrogarono i ‘presocratici’ – come grossolanamente e convenzionalmente si definiscono i protagonisti della filosofia antecedente alla speculazione socratico-platonica – è una forza generatrice e misteriosa

Il pragmatismo dei Romani e le teorie creazioniste hanno portato la cultura ebraico-cristiana a smarrire l’accezione di sacralità e inviolabilità della Φύσις greca. Questo utilizzo del termine compare per la prima volta proprio nei frammenti del filosofo di Efeso, mentre la restante letteratura, da Omero a Pindaro, intende ‘natura’ come «external physical appearance of something». Le due attitudini sembrano opposte, ma c’è una via di conciliazione. La Φύσις è per Eraclito anche un mezzo per caratterizzare le cose. In frg. B1 D-K si legge della precisa volontà di distinguere ciò che è secondo natura (ἐγὼ διηγεῦμαι κατὰ φύσιν διαιρέων ἕκαστον) e la combinazione tra frg. B123 e B1 appare adesso in tutta la sua specificità.

Molte le interpretazioni, poche le certezze, sterminata la bibliografia. Tra le posizioni più famose, quella che vide uniti Kirk (1954), Marcovich (1967), Kahn (1979) e Robinson (1987) nel ritenere generica interpretazione di Φύσις, una stupefacente ma di fatto poco definita real constitution. Naddaf (2005) si spinse a chiarire questa real constitution come processo di crescita dalla nascita alla maturità, sovrastimandone forse gli elementi.

La radice *phy- (di φύσις, appunto) in greco allude a «ciò che germoglia aggrappandosi a se stesso» e nel mostrarsi, ritorna a sé. Per non incorrere in un fraintendimento, è necessario pensare non a una ‘dimensione’, né a una ‘totalità di enti’ che ci appaiono (la natura come la intendiamo noi); in Φύσις c’è piuttosto la ricerca di un’origine, del prepotente principio che ha così costituito gli enti visibili agli occhi. Ma il concetto è ancora più sottile: un principio che costantemente costituisce gli enti, invisibile nel proprio continuo operare, con una struttura (ἁρμονίη) intrinseca più attiva e funzionante di ogni risultato esterno. 

L’azione della natura mira macchinosamente e splendidamente a unire forze opposte, che nel combattere si ritrovano. La stessa Φύσις, «un sorgere che apparendo, già potrebbe starsi occultando», fa sopravvivere dentro di sé due modalità eguali, ma di segno opposto. Proprio l’attenzione rivolta al concetto di ‘natura’ conduce Eraclito a valutare l’importanza dei contrari, altro punto essenziale del suo pensiero, che richiederebbe una trattazione propria. Basti per ora sapere che l’Unità sacra e sostanziale del mondo è data dal continuo combattere di enti opposti. 

Rimane un ‘Inevitabile’, un ‘Sempre agente’: una natura che sorge e si occulta senza ridurre il proprio processo alla banalità di nessi causali. 

Per questo ci si è chiesti – in molte altre sedi prima che in questa – se sia opportuno tradurre come s’è detto il misterioso frammento di Eraclito e se la chiave per la sua interpretazione non sia proprio un lavoro di affinità e compatibilità tra le radici delle parole impiegate. Dopo quella di φύσις, occorre riconoscere quella del predicato φιλεῖν [*phil- (sw-φι-?)], che forse è la stessa del latino suus (appartenenza).

Parafrasando il filosofo politico Massimo Cacciari, una soluzione a un tempo riepilogativa e ampliante per la forma abbreviata potrebbe essere «alla natura appartiene come suus il nascondimento». Il fine di questa traduzione è cogliere Eraclito solo attraverso le sue parole: il rischio che si corre con i presocratici è infatti quello di sovrainterpretare. Il ‘non farsi vedere’, il non mostrare alcuna fatica del proprio processo intrinseco non è una predilezione della natura: non nasce cioè da una disposizione, da una voluttà o da una volontà di potenza. Si tratta piuttosto di una prerogativa, una qualità distintiva che appartiene come dato, senza una vera ragione; e così agisce, in controtendenza rispetto ad ogni intenzionalità o preoccupazione per le cose che sono e non sono di questa terra.


Fonti:

M. Annaei Lucani, Bellum Civile. Liber X, a cura di Berti E., Le Monnier, Firenze 2000
Cuenca M., Pensando El Ser De La Naturaleza. La φύσις En El Pensamiento Griego, Ocultamiento Y Movimiento, in «Estudios De Filosofía», n. 17, 2019
De Sanctis D., Le radici della physis: i Greci e la natura delle cose da Omero a Epicuro, «Exagère rivista», 03/2021
Neels R., Phusis, Opposites, And Ontological Dependence In Heraclitus, in «History of Philosophy Quarterly», Vol. 35, n. 3, Champaign 2018
Ricciuti F., I volti della filosofia: Eraclito, il filosofo del logos, «La Città Immaginaria», 11/05/2019
Sguera F., «φύσις κρύπτεσθαι φιλεῖ», «Economia&Diritto», 01/11/2015
Kranz – Hermann Diels W. (edd.),  Die Fragmente der Vorsokratiker, Weidmannsche Verlagsbuchhandlung, 2005
Cacciari – Physis

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