Uomo e natura in un equilibrio stabile. Le sculture di Giuseppe Penone

In che forma uomo e natura convivono è complesso da definire. Penone, attraverso le sue sculture, delinea l’equilibrio sottile che intercorre tra queste due entità. Cosa per lui è scultura è complesso da definire, anche il respiro che modella lo stato d’aria circostante è scultura. Attraverso alcuni dei suoi lavori emblematici vedremo come si spinge oltre il limite, manifestando la volontà di essere egli stesso natura.

Sento il respiro della foresta, / odo la crescita lenta e inesorabile del legno, / modello il mio respiro sul respiro del vegetale, / avverto lo scorrere dell’albero attorno alla mia mano / appoggiata al suo tronco. / Il mutato rapporto di tempo rende fluido il solido e solido il fluido. / La mano affonda nel tronco dell’albero che per la velocità della crescita e la / plasticità della materia è l’elemento fluido ideale per essere plasmato.[1]

Con queste parole Giuseppe Penone descrive una delle sue prime opere strettamente legate alla natura, cifra stilistica del suo intero lavoro. L’elemento principe, il legno, sin dall’antichità ha costituito un fondamentale per la società, non solo nella vita quotidiana ma anche nell’arte grazie al supporto di solide pratiche artigianali, Plinio stesso dedicò agli alberi un ampio spazio nel suo Naturalis Historia:

Ci sono alberi nella cui carne ci sono fibre e vene…, e talora ispessimenti come avviene nella carne. Come gli uomini gli alberi si ammalano e i nomi che usiamo per definire le loro malattie sono gli stessi che per i nostri malanni…, giacché anche gli alberi soffrono la fame, l’indigestione, l’obesità e si trasmettono malattie contagiose, epidemie che si diffondono fra loro come proprio fra gli umani.[2]

Ed è proprio questa linfa vitale, quest’anima nascosta che Penone tenta di portare alla luce attraverso le sue opere. Nella società in cui viviamo oggi uomo e natura sono strettamente connessi tra loro, i legami che intercorrono tra queste due entità vengono portati alla luce dall’artista attraverso la scultura. Il fatto che Penone sia inserito all’interno della corrente dell’arte povera, etichetta estremamente stretta a gran parte degli artisti che ne facevano parte e coniata nel 1967 dal critico Germano Celant, è solamente una concausa del suo ricorso all’utilizzo di materiali naturali come il legno, i materiali cosiddetti poveri. Al materiale povero inoltre si aggiunge l’utilizzo di un atteggiamento che conduce alla realizzazione di opere d’arte che creino situazioni cariche di energia, allo stesso tempo chimica ed emozionale. Emblematica per il suo lavoro è la serie Alpi marittime del 1968, documentata da una serie di fotografie, l’artista fissava un calco di metallo della propria mano al tronco degli alberi, simbolo dell’azione dell’uomo sulla natura e contemporaneamente limite dello stesso, il gesto umano non può fermare la forza della natura che continuerà imperterrita il suo cammino, a eccezione del piccolo tassello impresso dall’uomo. Due sono elementi simbolo del suo lavoro l’icona e il tempo, l’albero, solido e imponente, durante la sua crescita diventa materia fluida, modellabile, inoltre la sua vera essenza ed esistenza, crescendo a cerchi concentrici, si ritrova al suo interno, l’albero imprime su sé stesso la sua forma. A sua volta la forma plasmata dall’uomo sulla natura richiama il concetto di indice di Peirce, l’artista imprime un’impronta che sta a indicare lui e solo lui, come l’impronta digitale rappresenta un’identità precisa, e come dichiara lo stesso Penone quando si fa arte si richiede identità, anche quando questa non venga ricercata dall’artista o resta nascosta spesso emerge naturalmente.

Photo © Archivio Penone

La scultura di Penone intesa come divieto della raffigurazione e creatività innata e spontanea della materia, è un nuovo inizio fondato su tre ingredienti complementari, l’azione artistica, il materiale e la forma; ma non meno importante è la quarta dimensione, quella del tempo.[3]

Questi ingredienti si uniscono tra loro a formare l’opera d’arte, un’altra serie emblematica del suo lavoro è Gesti vegetali, 1983-1986, l’artista realizza con il metallo delle figure antropomorfiche che richiamano i manichini, l’opera d’arte però ancora una volta non si può definire conclusa a seguito dell’operazione manuale dell’artista, le opere infatti vengono inserite all’interno di ambienti naturali in modo che entrino in simbiosi con essi, è l’ambiente stesso a modificare la scultura e a determinarne la forma finale. Anche la scelta del materiale non è casuale, il metallo a contatto con gli agenti atmosferici si ossida diventando dello stesso colore del legno. Le sculture di metallo diventano arbusti, essi stessi alberi, elementi estranei che una volta entrati a contatto con l’ambiente subiscono una metamorfosi, si adattano all’ambiente e l’ambiente si adatta a loro.

Questa metamorfosi e questo connubio con la natura non può che riportare alla mente le opere di Bernini:

Apollo e Dafne è una scultura straordinaria… se la guardi bene tecnicamente è una meraviglia, ma ha anche una libertà straordinaria. Ci sono delle parti che non sono finite, che non sono visibili allo spettatore, c’è uno spirito di libertà, io trovo straordinaria la sensualità della materia che lui riesce a trasmettere.

Chiari richiami al racconto presente nelle Metamorfosi di Ovidio, Apollo e Dafne, è proprio l’opera Dafne di Penone che prende il nome dalla ninfa, quello che interessa maggiormente all’artista è l’allegoria tra la ninfa e la natura, l’impronta umana è presente nella corteccia esterna, mentre in quella interna la scultura riproduce le venature del legno di alloro che è servito da modello, l’opera prende questo titolo proprio perché Penone la modella su un albero di alloro.

Nel caso di Penone, le tecniche, generalmente dietro le quinte nell’arte della scultura, vengono in primo piano, in una celebrazione di ogni passaggio della materia, di ogni trasformazione nella scultura, dalla modellatura alla fusione, dal legno, alla creta, alla cera, al gesso, ai forni in mattoni, al bronzo liquido. Il bronzo si intreccia nella vita e nella crescita degli alberi di alloro, cosicché, come nel mito di Apollo e Dafne, l’umano e il non umano si uniscono nelle loro diverse temporalità ed evoluzioni, nella danza dell’universo, grazie all’incontro innescato dalla scultura.[4]

L’intreccio tra corpo e natura si ritrova in innumerevoli sue opere, la mano di Plutone che affonda sul corpo di Proserpina mentre parte della sua carne e delle sue ossa a sua volta si trasformano in rami di alloro richiama, come sottolinea Settis, la mano di Penone che affonda nel tronco dell’albero, carne viva in entrambi i casi, materia che pulsa, che viva da forma all’uomo.

Dafne, 2014, foto © Francesco Doglio, courtesy Castello di Rivoli

La visione che Penone ha della scultura si discosta notevolmente dall’immagine comune, la scultura può essere tanto materiale quanto intangibile, lo stesso respiro vitale è di per sé scultura, durante il processo di espirazione ed inspirazione si immette nello spazio circostante un’aria che ha caratteristiche differenti, una temperatura differente, costituisce una forma invisibile che modella lo spazio, ed è di per sé scultura. L’aria così come ogni materia che viene utilizzata da Penone possiede una natura propria che non può essere utilizzata in qualsiasi modo, tende sempre a mantenere un suo carattere preciso. Ma il lavoro di Penone si spinge oltre il limite, manifesta la volontà di essere egli stesso natura, La mia altezza, la lunghezza delle mie braccia, il mio spessore in un ruscello manifesta questa volontà, la scultura avviene nel momento in cui l’artista entra in contatto con la terra, solamente nel momento in cui il corpo è tagliato a metà dal freddo della terra e dell’acqua, quando prende coscienza dello spazio, del terreno, dei vuoti e dei pieni che si interpongono tra il cielo e la terra, è in quel preciso momento che si crea l’opera. L’azione che crea la scultura è un respiro, un semplice contatto, a che punto si trovi realmente la scultura resta inespresso per l’artista ma osservando attentamente le sue opere ciò che risulta chiaro è che c’è scultura quando c’è contatto, quando si crea una simbiosi, a volte anche dissonante, tra l’artista e l’elemento naturale. La scultura avviene lungo un processo continuo che conduce l’artista, così come l’osservatore, lungo un sottile asse in equilibrio tra due entità precarie che tentano di portare avanti una loro stabilità.

Fonti:

[1]Federico Giannini e Ilaria Baratta, Natura, cultura ed essere umano come realtà indivisibili nell’arte di Giuseppe Penone, «Finestre sull’arte», 21/01/2020
[2]Plinio il Vecchio, Storia naturale, XVI, Giadini,1984.
[3]Settis S., Incursioni. Arte contemporanea e tradizioni, Feltrinelli, 2020.
[4]Giuseppe Penone: Incidenze del vuoto, Castello di Rivoli 

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