Il Gigante dell’Appennino

L’Italia è un paese meraviglioso e ricco di piccoli luoghi poco conosciuti e inesplorati. E nel soprenderci continuamente noi di Palin ci siamo imbattuti in un un parco incantato sorvegliato da un Gigante.

«Questo giardino è mio!» disse il Gigante «Tutti lo sanno no? E io soltanto ho il diritto di giocare qui.»
Oscar Wilde, Il gigante egoista (1888)

Tra Firenze e l’Appennino c’è un giardino in cui risiede un vero e proprio gigante.
Si tratta del Giardino di Pratolino, conosciuto maggiormente come Villa Demidoff, voluto da Francesco I de’ Medici su terreni acquistati nel 1568 e affidato per la sua realizzazione all’amico Bernardo Buontalenti.

Nelle intenzioni di Francesco I de’ Medici c’era la volontà di creare una villa con un giardino straordinario, fiabesco, innovativo e soprattutto che fosse una chiara e tangibile testimonianza della sua indole fantasiosa ed esoterica. Il Parco era disseminato di grotte, fontane, giochi d’acqua, macchine simulanti il suono degli uccelli e addirittura automi mossi attraverso l’energia idrica. L’acqua giungeva all’interno del Parco attraverso un complesso sistema idrico che la portava nel giardino dalle fonti del vicino Monte Senario.

All’interno del giardino convivevano arte, tecnica e natura in una combinazione talmente suggestiva che fece di Pratolino un modello europeo dell’arte dei giardini diventando celebre per le sue meraviglie.

Fonte: Rocaille

Con la morte di Francesco I nel 1587 la villa e il giardino cominciarono a essere abbandonati e mal gestiti. Si interruppero i giochi d’acqua e gli automi e le fontane furono reputati troppo costosi e frivoli. Il sistema idrico in disuso si compromise radicalmente e la villa in totale stato di abbandono subì ingenti e irreversibili danni alle fondamenta che ne determinarono la demolizione.
Nel 1814 venne affidata la ristrutturazione del Parco al giardiniere e ingegnere boemo Joseph Frietsch. Frietsch alternò aree in cui erano maggiormente presenti manufatti artistici, come sculture e grotte, ad aree più selvagge e naturalistiche, seguendo il gusto dell’epoca orientato a un giardino all’inglese, il tutto all’insegna di un equilibrio tra arte e natura.
Nel 1872 il parco, in cui era ancora presente l’edificio della Paggeria, fu venduto alla famiglia Demidoff che apportò numerosi interventi di restauro sia della parte vegetativa che delle opere d’arte. Nel 1955 morì l’ultima erede Demidoff, Maria, lasciando il parco in eredità alla famiglia Karageorgevich che, interessata solo al profitto, lo vendette nel 1963 a una società immobiliare pronta a realizzare un complesso edilizio all’interno di quello che era un parco mediceo. La Soprintendenza ai beni ambientali e architettonici non approvò il progetto e fortunatamente il Parco fu acquistato nel 1981 dalla Provincia di Firenze che lo rese, dopo anni di necessaria ristrutturazione, un parco pubblico gratuito.
Le vicende che hanno coinvolto il Parco di Pratolino nel corso dei secoli hanno avuto degli spettatori privilegiati. Da un lato gli abeti bianchi, i cedri, gli ippocastani, i faggi, le querce e tutta l’area vegetativa, dall’altro le sculture tra le quali spicca il Gigante, il Colosso dell’Appennino.
Il Colosso dell’Appennino può essere definito l’emblema del Parco di Pratolino; a livello formale riunisce nelle sue peculiari fattezze l’artificio umano e la spontaneità della natura, entrambi elementi costantemente presenti all’interno del Parco. Il Colosso alto più di dieci metri è stato realizzato dall’artista fiammingo Jean de Boulogne detto Giambologna tra il 1579 e il 1580. Risulta complesso inscrivere tale opera nella definizione comune di ‘scultura’, in quanto al suo interno è concepita come un edificio con stanze, grotte e finestre (gli occhi). Il Gigante è un’opera polimaterica fatta di mattoni, terra, pietra, roccia e lava, che si erge dal laghetto sottostante e dalle ninfee per svettare verso il cielo proprio come una montagna.
Il Colosso ha le sembianze di un anziano barbuto, affaticato ma forte che veglia in maniera silenziosa su tutto il parco malgrado abbia alle spalle una lunghissima storia da raccontare.
Dal 2013 il Parco Mediceo di Pratolino insieme alle altre ‘Ville e giardini medicei in Toscana’ sono iscritti nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO.

Fonti:
AA. VV., Ville e giardini medicei in Toscana, Sagep Editori, Genova 2018
Franzoni L., Pratolino il parco delle meraviglie, in «Terre e culture», IN.edit sas, Castel San Pietro Terme (BO) 2017
Grossoni P., Formalismo e naturalità nel Parco di Pratolino, in «Rivista di Storia dell’Agricoltura», Editrice fiorentina, Firenze 1999
Montanari T., L’ora d’arte, Einaudi, Torino 2019
Wilde O., Il principe felice e altre fiabe, Fabbri Editore, Milano 1989

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