Dasvidania di Nikolai Prestia

Per la rubrica Palinlegge uno sguardo sulla Casa Editrice Marsilio e un approfondimento sul romanzo d’esordio di Nikolai Prestia.

Kola ha sette anni e, concentratissimo, studia una mela verde sul davanzale di una finestra. Fuori ogni cosa è bianca della neve appena caduta. I tetti della città si scorgono appena. La città dà su un fiume: è il Volga, nel pieno dell’inverno russo. Kola è orfano e vive con la sorella in un istituto. Ha alle spalle una storia di povertà, disagio e scarsa cura, se non abbandono. Quel bambino, che oggi ha trent’anni e abita in Sicilia, racconta la sua storia.

È sufficiente la lettura di poco più di una ventina di pagine per inserirsi nel ritmo della narrazione: il significato delle parole e quindi delle situazioni che l’autore tratteggia godono della sintassi pulita e delle accuratissime descrizioni.

Accostarsi al protagonista del romanzo, tentare di comprenderne le percezioni e i ricordi, più spesso sentirli senza poterli comprendere davvero, avviene tutto in modo naturale. La distanza enorme tra le tinte scure dei fatti che si susseguono nelle pagine del libro e quelle luminose dello sguardo del protagonista e della lingua dell’autore, creano uno spazio in cui vestire la narrazione del dolore è possibile.

In questo percorso l’autore coinvolge il lettore per tutto l’arco della narrazione: gli oggetti descritti non sono mai solo oggetti, e l’occhio di Kola è lo strumento attraverso cui le percezioni trasfigurano certi elementi rendendoli ora stanchi e sofferenti ora salvifici; inoltre i personaggi, le situazioni, le emozioni sono anche e sempre degli odori.

Acri, pungenti, dolci, familiari, spaventosi. Puntellano tutto il romanzo e rendono esplicite alcune funzioni relazionali che si intrecciano tra Kola e gli altri personaggi. Come se il tale odore fosse completamento di una specifica situazione o forse invece la molla che ne ha reso possibile il ricordo cosciente.

I personaggi in Dasvidania sembrano apparire come dei luoghi di possibilità, delle tappe inaspettate che via via illuminano una strada di consapevolezza per Kola che parla ma soprattutto, continuamente, ascolta.

Una relazione tra tutte da menzionare, un legame di sangue che è anche un legame di scelta, quello con la sorella Alyona:

forse è questo essere fratelli, ignorarsi nella normalità, cercarsi e sapersi nei momenti incerti, quando la paura ti rende vulnerabile.

Dasvidania è un romanzo semplice nella sua evoluzione ed estremamente complesso da assorbire ed accettare una volta letta l’ultima pagina; nel prossimo numero della rivista l’autore risponderà ad alcune domande proprio riguardo la complessità emotiva del suo esordio letterario e ci consentirà di immaginare come un manoscritto grezzo possa diventare libro.

Leggere le parole di Prestia per comprendere e illuminare uno strato di ricordi sopiti nella convinzione che senza memoria del passato non sia possibile avere immaginazione del futuro.

15 commenti su “Dasvidania di Nikolai Prestia”

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